“Tra il Parlamento e il giudice io preferisco sempre il Parlamento. Quindi, se il Parlamento volesse intervenire, non so in che termini, certo sarebbe meglio, più sano”. Anche Giuseppe Tesauro, presidente della Corte costituzionale, sembra dare per scontato un intervento sulla legge Severino che fissa l’incandidabilità e la decadenza per politici e amministratori condannati, finita sotto assedio dopo la sentenza del Tar di Napoli contro la sospensione del sindaco Luigi De Magistris. Tesauro ha risposto ai cronisti a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. E proprio oggi è arrivata alla Camera la prima proposta di modifica, annunciata da Enrico Buemi del Psi, membro della giunta per le elezioni e le immunità.

La sentenza del Tar chiede alla Corte costituzionale di pronunciarsi su due punti della legge approvata all’unanimità da tutti i partiti nel dicembre 2012, sull’onda dello scandalo Fiorito: la sospensione che colpisce gli amministratori locali anche in caso di condanna in primo grado (non prevista per parlamentari e ministri) e la “retroattività” della legge (la decadenza scatta anche per condanne su reati commessi prima dell’entrata in vigore della norma, come accaduto a Silvio Berlusconi). “I tempi della Corte – ha detto Tesauro – dipendono innanzitutto dai tempi del Tar perché cominciano quando arriva in casa l’ordinanza . Poi i tempi sono fisiologici, parliamo di 6-7 mesi, sono i tempi tecnici per gli avvocati”.

Intanto torna alla carica Silvio Berlusconi, che vede aprirsi uno spiraglio per cancellare la decadenza – “un sacrilegio”, la definisce nel nuovo libro di Bruno Vespa – sancita dal Senato 11 mesi in base alla legge Severino dopo la condanna definitiva per frode fiscale al processo Mediaset. “L’assoluzione a Milano nel processo Ruby e la decisione del Tar di Napoli di rinviare alla Corte Costituzionale la legge Severino, che ha causato la mia ingiusta espulsione dal Senato, mi stanno rendendo giustizia della incredibile persecuzione che ho subito e che ha subito con me il mio movimento politico”, ha detto al Tg5 il leader di Forza Italia. Episodi che “fanno sperare che dopo tanti mesi oscuri la giustizia possa prevalere sulla convenienza politica”.

“Abbiamo tutti questa speranza”, ha risposto Tesauro ai giornalisti che gli riportavano quest’ultimo auspicio di Berlusconi. Ma la sentenza del Tar su de Magistris può toccare anche il caso dell’ex Cavaliere? “Non so se sono questioni diverse, bisognerebbe aprire il fascicolo e non lo aprirò io. E chi dice qualcosa è un presuntuoso”.

La quadratura del cerchio arriva da Daniela Santanché, deputata Fi: “Con che basi democratiche il Pd vuole discutere la legge Severino solo per il caso De Magistris e non per quello di Silvio Berlusconi, la cui estromissione dai luoghi della politica ha distorto irrimediabilmente la storia del Paese?”, chiede la deputata di Fi. “Basta aggrapparsi ai singoli articoli e si dimostri un minimo di onestà intellettuale: la retroattività dell’applicazione della legge Severino è uno scandalo inaccettabile e deve essere spazzato via”. Una posizione ufficializzata da Il Matinale, house organ brunettiano del gruppo Fi alla Camera, che ribadisce: ““La Severino non è una legge, ma una trappola che ferisce la democrazia. Lo è in tutti i sensi. Giuridico, morale, politico. Una fetecchia. Che cosa aspetta Renzi, con la sveltezza dei sarti che ricuciono strappi indecenti, a rimediare?”.

Ed è così che alla Camera arriva il primo disegno di legge volto a modificare la norma Severino sull’incandidabilità. Il testo, ha spiegato Buemi, punta a mantenere “la sospensione degli amministratori locali in carica soltanto in caso di applicazione non definitiva della misura di prevenzione antimafia“. Per il resto, “distingue nettamente tra perdita dell’elettorato passivo in ragione di condanna penale e perdita causata da altro motivo di indegnità morale. Da questa seconda categoria, e da essa soltanto, può farsi discendere un giudizio anticipato” che determini – ha continuato Buemi – prima del passaggio in giudicato di una sentenza, la cessazione di una carica politica elettiva”.

Per paradosso, i primi e finora unici a difendere la legge così com’è sono i 5 Stelle, che nella scorsa legislatura neppure erano rappresentati in Parlamento e dunque non hanno partecipato al voto celere e unanime che ha consentito l’entrata in vigore delle “liste pulite” prima del voto del febbraio 2013. “Finora ha permesso a un senatore condannato in via definitiva di uscire dal Senato, chiedete ai cittadini se questo è un bene è un male”, taglia corto Luigi Di Maio, vicepresidente grillino della Camera. “Per me è un bene. Per una volta che c’è una legge – ha affermato – che, chissà per quale caso, i partiti hanno votato, vorrebbero ridiscuterla”.