Si erano candidati alla presidenza dell’Emilia Romagna per portare nei palazzi della Regione le istanze di una terra devastata dai terremoti del maggio 2012. Contro il Pd e il modello di ricostruzione dell’ex governatore Vasco Errani, insomma, “bravo a promettere e poco a realizzare”. A poche settimane dal voto del 23 novembre prossimo, tuttavia, i terremotati emiliani, capitanati dal comitato Sisma.12, hanno deciso di ritirarsi dalla competizione elettorale, e alle urne esprimeranno la propria preferenza per candidati diversi. Se, infatti, alla base del ritiro della candidatura ci sono ragioni legate sia alla burocrazia da espletare per scendere in campo, sia alla situazione politica della Regione, “queste elezioni sono un circo, una farsa”, sottolinea Sandro Romagnoli, referente di Sisma.12, a monte della scelta di votare aspiranti governatori differenti c’è la spaccatura del Movimento 5 Stelle in Emilia Romagna, e la squalifica di Andrea Defranceschi, l’ex favorito, tra i grillini, per la carica di presidente della Regione. Escluso dalla tornata elettorale (e poi espulso da Beppe Grillo a causa della nuova norma anti inquisiti entrata in vigore poco prima delle votazioni online indette per scegliere il candidato presidente a 5 Stelle.

Sisma.12, infatti, dopo il passo indietro non ha preso alcuna posizione ufficiale, “ognuno di noi – spiega Romagnoli – voterà secondo coscienza. Certo è che se avevamo riconosciuto con il Movimento 5 Stelle e l’Altra Emilia Romagna punti in comune, è chiaro che probabilmente alle urne molti di noi convergeranno in quelle direzioni”. Finale Emilia Terremotata Protesta, il secondo principale comitato di terremotati, invece, ha dichiarato apertamente che voterà per Alan Fabbri, il sindaco leghista della terremotata Bondeno, candidato a governatore con la coalizione di centrodestra che comprende Carroccio, Fratelli d’Italia e Forza Italia. “La nostra è stata una valutazione basata sui candidati al governo della Regione – spiega Massimo Nicoletti, portavoce del comitato – e visto che diamo peso alle competenze abbiamo scelto Fabbri, che non solo è stato confermato sindaco per la seconda volta, ma che sa parlare con le persone, ha esperienza e viene dal territorio”. Una scelta, precisa Nicoletti, su cui l’espulsione di Defranceschi ha inciso: “Il Movimento ha spesso condiviso le nostre battaglie contro una ricostruzione che procede al rallentatore e una burocrazia che paralizza, ma non possiamo votare un candidato che non conosciamo, cioè Giulia Gibertoni, nei cui confronti non c’è fiducia”.

Una decisione maturata nel tempo, quella di Finale Emilia Terremotata Protesta, che nasce anche dal passo indietro di Sisma.12, che ad agosto aveva ufficializzato la propria candidatura per le regionali con l’idea di formare un maxi comitato di comitati che comprendesse tutti coloro che in Emilia Romagna lavorano per la tutela del territorio e dei suoi cittadini. Ma che poi ha deciso di ritirarsi “per una moltitudine di fattori”, da una burocrazia “ostile” a chi non ha mai fatto politica, al poco tempo concesso dalla legge per raccogliere le firme necessarie a concorrere. Il più importante, però, è legato alla credibilità: “Il quadro politico pre elezioni – sottolinea Romagnoli – è un circo. Uno spettacolo poco edificante fatto di primarie flop e candidati costretti dall’apparato a ritirarsi, vedi il Pd, o di salti della quaglia di singoli raggruppamenti, come Sel, ansiosi di riposizionarsi per riuscire ad ottenere qualche poltrona. Quando ci siamo candidati l’abbiamo fatto sapendo che avremmo messo in gioco la nostra credibilità di comitato, ma come facciamo a preservare la fiducia dei cittadini se ci mettiamo sullo stesso livello di questi partiti?”.

Poi c’era il tema della delega, mal digerito dagli attivisti del comitato fin da agosto, quando un referendum stabilì la partecipazione di Sisma.12 alle elezioni: “Noi non siamo un partito – racconta Romagnoli – quindi l’idea di qualcuno che agisce in nostra vece risulta poco gradito. L’avevamo comunque accettato perché concorrere ci sembrava una sfida che valesse la pena di essere affrontata, ma per come si presenta la politica oggi, una girandola di nomi e poltrone senza alcun programma alle spalle, non vogliamo rischiare di essere derubricati a casta”. Un rischio, insomma, che per il comitato non valeva un banco in consiglio regionale. “La poltrona non è mai stata una priorità. Continueremo a lavorare dall’esterno”. Chiuso il capitolo candidatura, quindi, resta un solo trait d’union tra i comitati dei terremotati emiliani, per quanto riguarda il voto di novembre: “ L’obiettivo comunque è mandare a casa il Pd e il modello di governo in vigore fino a oggi in Emilia Romagna, di cui Stefano Bonaccini, attuale candidato Dem, rappresenta l’erede naturale: una classe politica che pensa più a spartirsi le poltrone che al territorio”.