Gabriele Rubini, alias Chef Rubio, è un ex rugbista tutto tatuaggi e street food. Baffi alla Salvador Dalì, sguardo diretto di chi si sporca le mani con il grasso e il fumo della griglia del cibo di strada. Ma per ogni lato tosto e diretto, se ne nasconde uno intimo e personale. Pochi infatti conoscono la propensione del re di “Unti e Bisunti” per la cucina stellata. Rubio, appena può, corre dal suo maestro Alessandro Breda – patron del ristorante stellato Gellius a Oderzo, nel trevigiano – per resettarsi e immergersi nella vita dell’alta cucina. Un maestro conosciuto durante lo stage fatto quand’era all’Alma e che ora è diventato un amico e un punto di riferimento.

Breda infatti confessa: “Non lo considero da tempo un mio alunno. Gabriele mi piace, è una persona estremamente giusta, è vero, è un amico”. Se gli si chiede cosa pensa di quel ragazzo che veniva dall’Alma e che ora, dopo Unti e Bisuti, ha debuttatox con I Re della Griglia su Dmax (canale 52 digitale terrestre), commenta: “Vedere il successo che ha raggiunto Rubio mi fa molto piacere. Qui al ristorante oggi tutti lo fermavano e gli chiedevano di fare foto”. Lo chef è felice del percorso intrapreso da Rubini e confessa: “Vorrei una ristorazione molto più informale, per tutti. Credo sia questa la chiave del successo di Rubio, tutti si sono scocciati della formalità. C’è bisogno di una cucina divertente e piacevole”. Sono molti poi i momenti ilari che lo chef ricorda in cucina con Gabriele, quando lui era al Gellius. “Solitamente ogni chef ha la sua bottiglia d’acqua e la mia era sempre vuota. Secondo voi chi se la beveva?”. E ride, al ricordo di Rubio alle sue prime armi. “Ma la gag più bella- continua Breda- è quando Gabriele chiuse più volte la mano di un altro stagista nel cassetto, non accorgendosi di nulla. Sapete, era un rugbista e ogni tanto riemergono quegli atteggiamenti un po’… grossolani”

Chef Rubio, a che età ha abbandonato il rugby per darsi alla cucina?
A ventiquattro anni ho lasciato il mondo del rugby e ho iniziato da subito a cucinare. Ma è dal 2008 in poi che ho iniziato a dedicarmi a tempo pieno alla cucina.

La sua strada e quella dello chef Breda sono due strade parallele. Cosa vi accomuna?
Siamo su due strade parallele perché ognuno si concentra sul suo percorso, ma ci incontriamo nella passione per quello che facciamo.

Che significato ha per lei andare al Gellius da Breda?
Vuol dire fuggire dal quotidiano.

E con quanta frequenza avviene questa fuga?
Troppo poco per i miei gusti. La dovrei fare più spesso.

Quali sono i ricordi più belli del suo inizio di carriera accanto a Breda?
Ogni attimo passato con lui è fantastico, ma i miei ricordi preferiti sono quelli extra lavoro.

Per esempio?
Ricordo quando siamo andati a sentire i Massive Attack e le nostre birre simpatiche in posti strani. La cosa bella è che lui è un ottimo cuoco, ma prima di tutto un’ottima persona.

Ma chi è per lei Alessandro Breda?
Alessandro è un grande amico, un punto di riferimento. È ovviamente anche un grande chef e lo si vede da come lavora e da come si rapporta con gli altri. È molto sensibile ed elegante.

Com’è la sua cucina?
Ha una cucina che rispecchia la sua personalità. Devo dire che sono molto contento di essere finito in stage nella sua cucina. Mi sono meritato questa punizione e… me la sono giocata bene (ride ndr.).

Com’è Alessandro quando cucina?
È silente, ma la cosa bella è che tu puoi rubare con gli occhi e io, devo dire, sono stato un buon ladro.

Tre aggettivi per Breda?
È sensibile, intelligente e discreto.

Ora un accenno alla sua trasmissione “I re della griglia”.
Prontissimo. Spero che la trasmissione sarà apprezzata. È un format che mi piace. Sapete, io ho una predisposizione alla cucina informale, ma quello che ci tengo a specificare è che “informale” non vuol dire “non qualitativa”.

Chi sono i concorrenti?
Nove ragazzi e ragazze che si contenderanno il titolo di “re della griglia”. Sono contentissimo per loro, miglioreranno parecchio. Io stesso cucinando e guardando a mia volta gli altri lavorare ho imparato moltissimo.