Sono innocente ma qui qualcuno è sempre pronto a giudicare qualche incidente di gioventù che ancora mi fa male. Sparatemi ancora, così vedremo chi cade, chi perde, chi ruba”: queste le parole del brano che apre il nuovo album di Vasco Rossi, in uscita il 4 novembre, a tre anni dal precedente “Vivere o niente”. “Un artista è sempre innocente quando compone. Se anche non lo fosse l’uomo, lo è comunque la sua opera”, così il Blasco commenta la titletrack e aggiunge: “Questo brano è “uno sberleffo” che si muove tra ironia, vecchi rancori e nuove consapevolezze”. Come a dire che, innocente o no, c’è sempre qualcuno pronto a giudicare e allora tanto vale non preoccuparsene, non farsi scalfire e vivere. Spericolatamente, alla sua maniera.

Il rocker di Zocca ha scelto Bari per presentare alla stampa il suo nuovo lavoro: l’occasione? Quella del Medimex, il Salone dell’innovazione musicale, definito da Nichi Vendola “un progetto capace di rappresentare una Puglia che si apre al mondo e che allarga i propri confini culturali”. E Vasco è il vero protagonista della kermesse: una conferenza stampa, quella organizzata per presentare l’album “Sono Innocente”, che ha monopolizzato l’intera prima giornata, tra la proiezione di un estratto del documentario realizzato da SkyArte HD, “Ogni volta Vasco” (in onda mercoledì 5 novembre), l’intervento dello storico co-produttore Guido Elmi e la premiazione del Live Kom ‘014 come miglior spettacolo dal vivo dell’anno.

E poi, naturalmente, Vasco, che arriva cantando, occhiali e cappellino che toglie quasi subito per mostrarsi testa rasata e barba appena incolta, come nella copertina del nuovo disco: “Io non sono abituato a parlare in un palco davanti a così tanta gente – esordisce – di solito, io su un palco canto o a limite ballo”. Ammette di non amare le conferenze stampa e si concede col contagocce, lasciandosi però andare al racconto di qualche aneddoto, sparando citazioni e confessando di non avere “alcun rimpianto, nessuna cicatrice che ancora gli fa male”: “In “Sono Innocente” – dice – c’è il Vasco di ieri, di oggi e di domani”. 

Quindici le tracce di questo diciassettesimo lavoro registrato tra Bologna e Los Angeles: dieci inediti, due bonus track e poi Dannate Nuvole, Cambia-Menti e L’Uomo più semplice (reloaded). Un insieme di pezzi che puntano a rappresentare l’universo del Blasco nella sua interezza, tra ballate tradizionali e ritmi che lo stesso Komandante definisce “indiavolati”: gli ironici sbalzi d’umore e i viaggi della mente di “Duro incontro”, l’amore che non promette d’essere per sempre ma vive alla giornata di “Guai”, lo spietato romanticismo di “Accidenti come sei bella”, la malinconia consapevole di “Quante volte” o del “Blues della chitarra sola”. “Un fantastico blues viene giù da una chitarra sola/ è la vita che non viene più come veniva giù prima/ no di rimpianti tu non ne hai/ hai fatto tutto in fretta/ eri un tipo precoce e un po’ troppo veloce/ per un vita sola”. Parla di sé, Vasco, parlando di tutti: autobiografie fatte di parole semplici, nelle quali ogni suo fan riesce a riconoscersi. “Questione di affinità elettive – dice Vasco riferendosi al rapporto col suo “popolo”– e soprattutto del potere consolatorio del rock. Non ci si sente più soli e ci si ride un po’ su”.

“Quante cose sono cambiate, quante cose sono sempre così” recita ancora una strofa di “Quante volte”, brano definito dallo stesso Vasco come uno dei i più importanti della sua vita. E questo nuovo album prova a raccontarla, la vita di Vasco Rossi, nella totalità del suo percorso artistico e umano: dalla Mini Minor gialla alle disavventure degli ultimi anni, dal Roxy Bar all’ “uomo nuovo” del suo Manifesto futurista, dai pensieri “non lieti” alla ritrovata ironia.

I prossimi live, per il momento, restano un mistero quanto a date e luoghi ma Vasco assicura di essere pronto per bissare il successo del Live Kom ‘014: “ Sul palco sono il numero uno. Ho imparato a starci facendo molta gavetta. Quando ho iniziato avevo davanti gente che ascoltava canzoni delle quali non gli fregava un cazzo, dovevo convincerli”. Una storia tutta italiana, quella di Vasco Rossi: “C’è sempre una nuova sfida da prendere o lasciare, da vincere o perdere”, aveva detto nel 2009. Lui, per il momento, la sfida continua ad accettarla.