Trecentomila abitanti contro 69mila, uno stadio da 38mila posti e uno da 4100, sette scudetti da una parte e 78 partecipazioni tra serie D e C su 85 campionati dall’altra. Eppure Bologna e Carpi, nemmeno 50 chilometri in linea d’aria, anno di nascita per entrambe le squadre il 1909, hanno gli stessi 21 punti in cima alla classifica di serie B. Sei vittorie, tre pareggi e due sconfitte, uno scontro diretto tra nemmeno otto giorni al Dall’Ara, Bologna e Carpi vivono il primato con un approccio agli antipodi. I rossoblù vogliono sbrigarsi in fretta della serie cadetta. Complice il treno veloce Joe Tacopina, con ai motori Joey Saputo, l’imperativo è salire di categoria e in un anno diventare tra le prime sette di A. I biancorossi di Fabrizio Castori girano il cannocchiale dalla parte opposta e nel guardare lontano preferiscono il motto del paron Nereo Rocco “palla lunga e pedalare”. “Sei anni fa facevamo ancora il campionato di Eccellenza, diciamo che questi 21 punti sono fieno in cascina per il freddo e lungo inverno”, spiega il direttore sportivo del Carpi, Cristiano Giuntoli, “davvero non ce l’aspettavamo, siamo andati oltre le più rosee aspettative, ma ripeto ricordiamoci che nell’ottobre 2009 eravamo a fondo classifica del campionato Interregionale”.

La sorpresa Carpi però sembra essere tale solo per chi osserva da latitudini non emiliane. Qui ci si lamenta poco, sia che si salga o che si scenda di categoria. La conquista della B, due anni fa, è frutto di una cavalcata lunga un secolo. Interrotto oltretutto da quella mazzata terribile del terremoto del maggio 2012. Via Carlo Marx, dove hanno sede gli uffici del terzetto della rinascita Bonacini-Caliumi-Marani, è sul bordo del cosiddetto cratere, circonferenza prima di paura, poi di macerie, infine di ricostruzione del post sisma. A pochi chilometri dallo stadio Sandro Cabassi ci sono Novi, Concordia, Mirandola, Cavezzo. In quel metà maggio di due anni e mezzo fa il Carpi stava correndo verso la B. Zero a zero contro il Pro Vercelli, poi la batosta (3 a 1) in “casa” anche se al Braglia di Modena, per via dell’inagibilità post sisma dello stadio: “Andammo 21 giorni in ritiro a Novara”, continua Giuntoli, “ma la nostra testa era piena di pensieri per quello che stava accadendo a casa. No nl’ho mai usato come alibi per la sconfitta, il terremoto fu una tragedia immane a confronto del quale il calcio scompare. Certo che però l’anno dopo questa ferita, probabilmente, è stata anche una spinta in più per risorgere e centrare la B”.

Un monte ingaggio attorno ai 2 milioni e 300mila euro per il parco giocatori, 3 milioni con la dirigenza e l’amministrazione, calciatori tutti provenienti dalle categorie inferiori e un’età media per la squadra di 22/23 anni: “Abbiamo un progetto serio, ma siamo anche stati fortunati. Il 22enne nigeriano Jerry Uche Mbakogu, ora capocannoniere della B con sette reti, l’abbiamo rilevato dal Padova perché i veneti non si sono iscritti al campionato”. Così è curioso pensare che il piccolo Cabassi verrà ampliato di 1000 posti l’anno, per due anni, per rimanere almeno dentro i parametri della B, mentre a Bologna si è perfino chiamato l’architetto americano Dan Meis, un signore che progetta palazzi a Dubai, che ha ridisegnato lo stadio della Roma, e che a Bologna arriverà proprio nei giorni della sfida col Carpi, uno che sa già che forma prenderà il Dall’Ara: “Lo stadio dovrà incutere timore agli avversari, li dovrà intimidire”. Le proporzioni si capovolgono nuovamente quando c’è chi ricorda Alino Diamanti prima ancora di finire non più di otto mesi fa finire in Cina nella squadra di Lippi, arrivare allo stadio in Lamborghini o qualche collega in Porsche: “Qui a Carpi l’atmosfera è genuina. – chiude Giuntoli – I ragazzi vengono all’allenamento in bicicletta. Tutti ti conoscono. E questo ha i suoi vantaggi: quando i risultati non arrivano lo stress è minimo, quando vai bene sei avvolto da un calore familiare”. Ma uno sgambetto alla “grande” Bologna degli americani nemmeno lo sogna? “Guardi, per farle capire non faccio nemmeno il paragone Davide contro Golia, ma le dico semplicemente che il sogno per noi è già essere arrivati in serie B dopo 100 anni di vita”.