Mother should I trust the government?” cantava Roger Waters, presupponendo un boato di no. Funziona così dappertutto, non ci si può fidare neanche nella civile Inghilterra che, bene o male, resta una delle democrazie meglio funzionanti al mondo. Direi di più: in ogni sistema, in ogni assemblea o occasione pubblica è impossibile che si dica tutta la pura e semplice verità. La menzogna è connaturata con la politica.

Non è che dieci, venti o cento anni fa i politici italiani fossero tanto più sinceri e onesti; ma oggi si è superato ogni limite, in termini di numeri e di pudore. Si fa fatica a ricordare un governo più bugiardo di quello in carica, in cui tutti, dal Presidente del consiglio all’ultimo dei suoi ministri, si producono ogni giorno in un florilegio di falsità, annunci e promesse a vuoto. Con tutti i media, tranne rarissime eccezioni, uniformati e normalizzati come non si era mai visto prima.

Le forze della maggioranza trovano una sostanziale sponda in chi dovrebbe opporvisi, in uno sfrontato gioco delle parti. Tutti fingono: a sinistra chi scende in piazza e poi, con motivazioni fantasiose di fronte a cui le “convergenze parallele” erano semplici giochi di ragazzi, non fa mai mancare i numeri per la fiducia. I dissidenti non escono dal Pd, i vendoliani torneranno ad allearvisi. A destra la situazione appare più composita: mentre i quattro gatti di Alfano sono ufficialmente al governo, i berlusconiani si fingono all’opposizione, pur mostrandosi sempre pronti a rimpiazzare eventuali voti mancanti (dalle minoranze interne al Pd). I vari Brunetta ogni tanto sfoggiano qualche nota polemica, che suona stonata di fronte al pedissequo rispetto del patto del Nazzareno, ripetutamente ribadito dal padrone.

A Lega e Fratelli d’Italia è stata riservata una posizione (elettoralmente comodissima) di battitori liberi: criticano rabbiosamente tutto e tutti, come se negli ultimi vent’anni non fossero stati quasi sempre alle leve del comando. Nello stesso tempo partecipano, tutti insieme appassionatamente, al governo di varie amministrazioni locali, non ultima la Lombardia, una delle regioni più ricche del mondo. Figuriamoci se hanno voglia di mettere in discussione un equilibrio che garantisce tanto potere con pochi voti. A nessuno sfugge poi che alle prossime elezioni saranno tutti uniti: Ncd, Fi, Lega e FdI ancora una volta sotto il dominio di Berlusconi o di una sua emanazione. Contro le “sinistre”.

Tra l’altro, la posizione di finta opposizione garantisce a questo grandissimo partito dominato dal pensiero unico (al cui cospetto la balena bianca era un pescetto di fiume) la spartizione di tutti gli incarichi. Oltre a quelli che spettano alla maggioranza, dalle presidenze di giunte e commissioni alle indicazioni per il Parlamento in seduta comune, tutti i posti di sottogoverno e gli incarichi di garanzia finiscono nelle mani di persone riconducibili a quel patto di grande coalizione che regge il paese più o meno palesemente da un ventennio. Tanto più in una fase di ripiego della politica, in cui ogni prospettiva è tarpata e ci si accontenta di obiettivi a brevissimo raggio, l’occupazione dei posti di potere a tutti i livelli assume un rilievo di assoluta preminenza. Fuori da questi giochi resta l’unica forza di reale opposizione, quel M5S visto come forza aliena, non riconosciuta nei metodi e meccanismi consolidati della politica, in primis da parte del Presidente della Repubblica.

Fanno fatica, credo e spero, gli autori e conduttori di talk show che devono disporre gli studi televisivi in modo da far fronteggiare, per un minimo di audience, rappresentanti di posizioni contrapposte. Si guarda all’età, alla bella presenza, un po’ meno alla competenza e preparazione; e si sottace che quelli che fingono di attaccarsi poi, nelle aule parlamentari, condividono voti e posizioni nella quasi totalità dei casi.

Di fronte a questa gigantesca farsa, chi ha sufficienti strumenti critici per non farsi abbindolare troppo, si trova sempre più spaesato e orfano di una qualunque rappresentanza. Calano gli ascolti tv e sale il numero di chi smette di appassionarsi alla politica: per ora, a chi non vuole regalare il proprio contributo ad una classe politica che sta portando il Paese al macero, non è lasciata altra scelta se non quella di andare ad alimentare l’enorme serbatoio dell’astensionismo, che interessa la metà della popolazione, o tentare la disperata carta di Grillo.