Il colpo di scena arriva poco prima di pranzo. A sorpresa il nuovo ministro degli Esteri, quello che sostituisce la dimissionaria Federica Mogherini (ormai Lady Pesc), si chiama Paolo Gentiloni (leggi). Il premier-segretario, come vuole la narrazione di Palazzo Chigi, spiazza tutto e tutti e nomina alla Farnesina un nome che non era mai uscito fino ad oggi. Ma questa volta, come spiega a ilfattoquotidiano.it una fonte renziana, “il metodo cambia”. Perché, a dire il vero, Matteo Renzi “sceglie un vecchio da rottamare”.

Una decisione che arriva dopo il colloquio di ieri con Napolitano, in cui l’inquilino del Quirinale ha respinto la scelta estemporanea femminil-giovanilistica. Troppo giovane, infatti, e con troppo poca esperienza la giovane parlamentare milanese Lia Quartapelle, sulla quale invece Renzi puntava molto. Mentre lontana dai requisiti cui pensava Napolitano sarebbe stata l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, attuale responsabile alle risorse umane della Farnesina perché “troppo tecnica e poco politica”. Del resto il Colle aveva tratteggiato il profilo del nuovo ministro degli Esteri, intervenendo lo scorso 20 ottobre alla Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi). “Vedo che negli attuali leader, che hanno molta voce nella politica internazionale si avverte una grande debolezza di storia internazionale e cultura internazionale”. Completando l’intervento in questo modo: “Quando si aprono le grosse crisi internazionali sembra che alcuni leader non abbiano nemmeno una conoscenza adeguata neanche dei precedenti storici”.

Insomma per Napolitano la scelta dell’inquilino della Farnesina avrebbe dovuto rispondere a precisi requisiti di competenza in politica estera, esperienza, e capacità di iniziativa. Ecco perché se si fosse mantenuto l’equilibrio di genere, come espresso a più riprese da Renzi, il Quirinale avrebbe preferito una figura “autorevole” come quella di Marta Dassù, ex vice ministro degli Esteri del governo Letta, che oggi siede nel cda di Finmeccanica. Ma, raccontano a ilfattoquotidiano.it, sul nome della direttrice della rivista di politica estera Aspenia il premier si sarebbe messo traverso perché “poco gestibile” e pur sempre legata all’entourage di Massimo D’Alema e Giuliano Amato. L’altro nome gradito a Napolitano era Lapo Pistelli, viceministro sia con la Mogherini che con Emma Bonino, che avrebbe sì offerto un mix di competenza e continuità, ma sarebbe stato poco mal digerito da Palazzo Chigi e Largo del Nazareno. D’altronde fra Renzi e Pistelli sussistono vecchie ruggini che risalgono alle primarie di sindaco che si tennero  a Firenze nel 2009 quando il rottamatore decise di sfidarlo e vinse.

Scartati Dassù e Pistelli il rischio impasse era dietro l’angolo. Ma il Colle, secondo quanto riportano riservatamente i report renziani, avrebbe chiesto un nome nel giro di 24 ore. Perché la Mogherini, che si è già dimessa dal Parlamento, entro la mezzanotte di quest’oggi avrebbe lasciato anche la poltrona ministeriale per prendere servizio come Lady Pesc. E, soprattutto per dare una risposta immediata ai mercati internazionali. Così da Piazza Colonna, dopo un giro di telefonate accompagnato da una serie di colloqui con i fedelissimi del “giglio magico”, nella notte la scelta è caduta su Paolo Gentiloni. Un nome che già girava ai tempi della nascita del governo Renzi per il dicastero dello Sviluppo economico ma venne scartato per tenere insieme le svariate anime dei democratici. Ma in questo caso “Paolo è un nome che scontenta nessuno”.

E, nonostante la quasi nulla esperienza in campo internazionale, risponde in un certo senso anche ai requisiti di Napolitano. Perché l’ex portavoce di Rutelli ha un profilo politico, è già stato ministro e questo al Colle non dispiace affatto, ed è  attualmente membro della Commissione Esteri. E’ vero, sottolineano con ilfattoquotidiano.it, “non ha il profilo internazionale, ma dopo esser passata la Mogherini, il nome di Paolo va più che bene”. Una scelta che in fondo è stata accompagnata dal requisito fondamentale per il premier: Gentiloni è un renziano della prima ora. Al Nazareno ricordano che Gentiloni partecipò fin dalla Leopolda del 2011 e fu trai primi il verbo dell’ex primo cittadino di Firenze. Insomma, quello di oggi è un atto riconoscenza nei confronti di un nome di cui Renzi si fida ciecamente, essendo stato anche il punto di riferimento dell’ex primo cittadino di Firenze ai tempi della Margherita. E ciò rientra nella casistica di scelte fatte dal premier-segretario dall’inizio del mandato in cui i fedelissimi della prima ora, al netto di Matteo Richetti, sono stati premiati con incarichi di rilievo. Ma in Transatlantico qualcuno legge la nomina dell’ex rutelliano come “un punto di equilibrio dentro al renzismo e una chiara risposta a quel Pd romano in cui ci sono una serie di problemi”. Secondo altri, invece, il nome di Gentiloni è un messaggio al padre nobile del Pd, quel Walter Veltroni che da settimane non proferisce parola e che di certo desidererà giocarsi la partita della successione a Giorgio Napolitano. Insomma, è iniziata la fase del renzismo, ovvero il riciclo di quella vecchia guardia, come Gentiloni, che si è subito speso per la narrazione renziana.

Twitter: @GiuseppeFalci