Negli scontri tra polizia e i lavoratori dell’Ast, se c’è stato il tentativo di sfondamento da parte dei manifestanti, i manganelli, quelli sì, ci stanno, perché fanno parte della democrazia. Se non c’è stato il tentativo di sfondamento, naturalmente sono assolutamente sbagliatissimo”. E’ il commento di Giampiero Mughini sugli incidenti scoppiati a Roma tra gli operai della Ast Terni e le forze dell’ordine a Roma. Ospite de “La Zanzara”, su Radio24, l’opinionista precisa: “Non ho sentito l’informativa di Alfano, perché ero dal dentista. Ma non la penso come il mio amico Paolo Liguori che probabilmente una volta ogni tanto vuole reindossare la casacca di sinistra che era stata della nostra giovinezza”. E racconta quello che gli è successo in un’occasione alla stazione di Milano: “Tornavo da un lavoro faticoso, sul quale avrei pagato il 54% di tasse e dovevo prendere un treno per Roma. Ero molto stanco. Arrivano dei militanti della Fiom con le bandiere rosse e hanno bloccato la stazione per due ore. Non fui contento per niente. Ma perché devi rendermi la vita impossibile? Che c’entro io col tuo problema? Se ciascuno di noi invadesse le stazioni per i suoi problemi innumerevoli, saremmo alla giungla, ma noi siamo già alla giungla”. Mughini aggiunge: “Gli operai della Fiom che protestano sono più visibili, accanto a casa mia chiude un negozio un giorno sì e un giorno no e un negozio che chiude significa 3, 4, 5, 10 posti di lavoro. C’è una gerarchia di visibilità e naturalmente gli iscritti e i militanti della Cgil, soprattutto quelli politicizzati, hanno una visibilità particolare. Ma il punto fondamentale” – continua – “è che nessuno ha la ricetta per far funzionare la Thyssen a costi accettabili. Meno che mai che l’ha la Camusso, la quale dice delle banalità. Ha anche detto a Renzi di abbassare i manganelli. Dio mio… … Renzi non è stato messo lì dai poteri forti, come ha detto la Camusso con espressione da analfabeta”. Lo scrittore, poi, definisce “offensive” le frasi pronunciate da Pina Picierno nei confronti del segretario della Cgil: “Lasciamo stare le tessere false, che ovviamente ci sono nel sindacato. Ma non è quello il momento per tirarle fuori. Nella discussione, se ognuno di noi ci mette il massimo di veleno e di micce accese, espressione giustamente usata da Bersani, continuiamo nella giungla”. Nel finale Mughini si pronuncia duramente sul M5S e difende il patron di Eataly, Oscar Farinetti, accusato di incentivare il precariato e stipendi troppo bassi di Gisella Ruccia