Martedì 28 ottobre il Residence Palace di Bruxelles ha ospitato la conferenza Access to protection: bridges not walls, organizzata dal Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) insieme al Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (Ecre) per discutere delle possibilità di accesso dei richiedenti asilo ai paesi dell’Unione. Un appuntamento che rientra nel progetto Accesso alla protezione: un diritto umano, finanziato dal programma europeo per l’integrazione e la migrazione (Epim), in cui sono intervenuti rappresentanti della Marina Militare Italiana, l’Agenzia europea per le frontiere Frontex, l’Unhcr, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Cir e Ecre.

L’incontro è stato aperto dagli interventi di Sarah Sommer (Epim) e Christopher Hein (Cir), i quali hanno spiegato la necessità di affrontare la questione sia a livello politico che tecnico, soprattutto in visione dell’attuale Presidenza italiana del Consiglio dell’Ue, per comprendere in quale maniera verranno recepiti a livello nazionale e comunitario i principi scaturiti dal caso Hirsi Jamaa e altri contro l’Italia. Nel febbraio 2012 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha infatti accusato il nostro paese di aver violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo: in particolare il principio di non-refoulement, che vieta il rimpatrio dei migranti verso paesi in cui corrono il rischio di subire persecuzioni o trattamenti inumani.

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Durante la conferenza si è anche discusso dell’imminente possibilità che il programma Mare Nostrum si concluda a seguito dell’avvio di Triton, l’operazione europea affidata all’agenzia Frontex che dovrebbe partire dal primo novembre.
A tal proposito è molto interessante la posizione dell’ammiraglio Filippo Maria Foffi, comandante in capo della flotta navale italiana, che ha tenuto a sottolineare gli sforzi e i risultati ottenuti dalla Marina militare con questa operazione, “nella quale abbiamo agito sempre da soli, col solo aiuto di una nave slovena, senza che l’Europa si assumesse la sua parte di responsabilità.”

“Da quando è partito Mare Nostrum – ha continuato l’ammiraglio Foffi – in poco più di un anno sono stati assistiti oltre 155.000 migranti e sono stati arrestati 357 trafficanti di esseri umani, in un’operazione che sarebbe dovuta durare solo un paio di mesi per una situazione emergenziale scoppiata dopo i 366 morti nel naufragio del 3 ottobre, ma che ancora oggi resta attiva. Anche adesso che Alfano ne annuncia la cessazione e l’Unione Europea ha finalmente deciso di intervenire e prendere a carico la situazione con l’operazione Triton.”

L’ammiraglio Foffi ha infatti spiegato che non è ancora arrivato nessun documento ufficiale in merito al termine dell’operazione, che quindi proseguirà con le stesse modalità in cui è stata condotta sino a ora, “con l’obiettivo di salvare vite umane e intercettare qualche trafficante, ma non certo come soluzione all’immigrazione irregolare.”

Confrontando le due operazioni si evince che Mare Nostrum opera in acque internazionali, mentre l’operazione congiunta di Frontex si svolgerà entro trenta miglia al largo della costa italiana e quindi “non avrà la possibilità di lavorare lungo le coste libiche (da cui partono una grossa parte dei barconi, ndr)”, ha spiegato Klaus Rosler, direttore della divisione operazioni di Frontex. Il programma Triton avrà inoltre un budget di 2,9 milioni di euro al mese, che corrisponde a circa un terzo di quello stanziato per Mare Nostrum.

Da queste premesse giungono le perplessità di Philippa Candler, responsabile dell’unità politica e di supporto legale dell’Unhcr, e del segretario generale dell’Ecre, Michael Diedring, entrambi convinti che senza sufficienti risorse finanziare e un adeguato servizio di soccorso in mare a livello europeo, la chiusura dell’operazione Mare Nostrum potrebbe avere conseguenze terribili.