Cara vecchia guardia convertita al renzismo, sì, perché nel fu centrosinistra c’è la vecchia guardia non renziana, quei “reduci” (come li ha definiti Renzi) alla D’Alema, Bindi e loro emanazioni, che dopo essere stati molto (troppo) in silenzio, ora si sono svegliati; e poi ci siete voi: la vecchia guardia balzata fieramente sul carro e mai più scesa. Mi riferisco – per esempio – a lei, Fioroni, che, dalla cima della lista della rottamazione, cui reagiva piccato “Renzi colleghi la lingua al cervello”, ora è un fedele Leopoldino. Ma in realtà non c’è molto da stupirsi: il comune sangue ex Dc/Ppi non mente. Altra storia politica invece – dimenticata per il salvatore toscano? – quella di Fassino e Chiamparino.

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Entrambi ex “compagni” del Pci, riportano senza cedimenti la capitale del Regno d’Italia da Torino a Firenze: l’uno, ex segretario Ds dell’“abbiamo una banca”, ora condivide la passione renziana con il finanziere Caymano Davide Serra; l’altro, pure ex Cgil, anziché andare in piazza con il milione di lavoratori, disoccupati e precari di Camusso e Landini, si spertica in lodi per chi quella protesta l’ha prodotta. Neanche i tagli da 4 miliardi alle Regioni e la reazione sprezzante del premier “tagliate gli sprechi” hanno intaccato la foga adulatoria del governatore del Piemonte e presidente della Conferenza delle Regioni: “Sono un sostenitore incondizionato di Renzi”, dice, e conia il nuovo inquietante brand del Pd berlusconiano: “La sinistra delle libertà”.

Un po’ Woody Allen di Provaci ancora Sam (“C’erano dei tipi che davano fastidio… a uno ho dato una botta col mento sul pugno e a quell’altro una nasata sul ginocchio”), un po’ Face/Off, lei Chiamparino, è davvero preoccupante: si specchia con tanta intensità in Renzi da perdere cognizione di se stesso. Dall’alto dei suoi 66 anni afferma che l’art. 18 va cancellato perché “è un simbolo che ha 44 anni”, e a chi le chiede se anche lei ce l’abbia con la vecchia guardia del Pd, risponde “Anche in quel mondo lì, se non si buttano all’aria un po ’ di cristallerie non si riesce a fare arredamento”. Spiace ricordarglielo, ma anche lei è cristalleria. Ripulita con il Vetril renziano, ma pur sempre cristalleria.

Infine – senza dimenticare, naturalmente, il silenzio-assenso di Veltroni – ci sono i folgorati last minute sulla via di Matteo: la vecchia guardia non anagrafica, ma di storia, tradizione, appartenenza. Il peggiore? Migliore (Gennaro). Una carriera nei movimenti studenteschi, tra gli “antagonisti” al G 7 di Napoli, poi Rifondazione comunista e Sel, per finire tra il marito di Miuccia Prada e Fabio Volo alla Leopolda. D’altronde, è laureato in Fisica con tesi sulle “Distribuzioni partoniche nella diffusione profondamente inelastica”. La diffusione è inelastica; lei, no.

Cara vecchia guardia renziana, per voi ho un’unica duplice domanda: vale la pena barattare la propria storia – che poi non è soltanto storia personale, ma anche e soprattutto storia collettiva dei tanti che negli anni hanno creduto in voi, nei partiti e nelle idee che avete rappresentato, e vi hanno votato – per una poltrona? E siete certi che durerà o sarete i prossimi? Un cordiale saluto.

Il Fatto Quotidiano, 30 ottobre 2014