Con le tifoserie schierate intente a sbertucciarsi come in seconda media, i dispetti tra piazze (e piazzette) contrapposte, le arrampicate sui vetri da dibattito televisivo, non è facile tentare un ragionamento complessivo. Si aggiunga che la legge di Stabilità ha ormai più versioni di una canzone dei Beatles (acustica, elettrica, in slide, versione Quirinale, merengue, heavy metal, versione europea, e altre ne verranno), e la confusione aumenta. Si aggiunga ancora che non si parla d’altro che delle differenze interne al corpo mutante della sinistra o di quel che fu (politiche… no, economiche… no, culturali… no, antropologiche, eccetera), il che mette in gioco passioni personali che certo non aiutano la serenità dell’analisi. Ma insomma, ora, alla fine ci siamo.

E siccome non sono più i tempi della nostalgia, dei gettoni, dei rullini e di Lenin, non faremo la solita domanda: Che fare?, ma ci chiederemo più smart e friendly: and now? Certo, c’è il caso che per qualche tempo il lavoratore in mobilità e l’imprenditore che lo licenzia possano votare per lo stesso partito. Ma è possibile ciò in un momento in cui si prendono decisioni storiche per le vite dell’uno e dell’altro? Un italiano alle prese con l’angoscia del futuro e con la difesa del posto del lavoro, può sostenere in modo convinto un premier che lo chiama dinosauro, accusandolo di non vedere il luminoso futuro che è solo l’inizio? Ovvio, la società è una faccenda parecchio complessa, tra il ragazzotto azzimato della Leopolda e il metalmeccanico col fischietto di piazza San Giovanni ci sono milioni di sfumature. Però è fatale che qualcosa si romperà. Io sento la frase “a sinistra del Pci / Pds / Ds / Pd” da quando giocavano Mazzola e Rivera e mio padre aveva la Millecento, dunque aspetto con la trepidazione mista a scetticismo dell’abbonato di lungo corso. Ma è la prima volta che vedo distintamente in atto la creazione di una cosa “a destra del Pd”. Segnali piccoli e grandi: i dirigenti locali di Forza Italia che votano alle primarie del Pd, fascinazione per Marchionne, applausi dalla destra giornalistica (Foglio, Giornale e Libero battono le mani spesso), imprenditori del cachemire presentati come geni del Rinascimento, articolo 18, Fanfani meglio di Berlinguer, il finanziere londinese che discetta del diritto di sciopero, sberleffi al mondo del lavoro, lotta ai corpi intermedi e rapporto diretto tra leader e popolo, tipo balcone.

Ecco. Con l’aggiunta che la piazza di San Giovanni interessa meno, ed è elettoralmente molto meno pesante, della piazza televisiva della D’Urso, gentilmente concessa dal capo dell’opposizione. I sostenitori entusiasti, costretti a ripetersi come un mantra che loro “sono di sinistra”, forse per convincersi, fanno il resto sul piano teorico. Il Partito della Nazione, di cui si legge da qualche tempo, è un’idea forte e pare in corso di attuazione, anche se strisciante. Un partito del Premier che si mangerà molto a destra, mentre la grande incognita rimane a sinistra. Dove andranno gli elettori accusati di essere trogloditi coi gettoni del telefono? Rimasugli ingombranti del secolo passato? Per ora hanno solo i vecchi, cari corpi intermedi, come va di moda chiamare il sindacato dei lavoratori. Per i resto sono soli. Politicamente abbandonati all’autogrill, legati al guardrail perché non provochino incidenti, con una ciotola d’acqua da ottanta euro e nient’altro. Nessuno che compaia per adottarli e ridare loro una famiglia.

Twitter: @AlRobecchi