In Space We Brawl è un puro atto di coraggio. Come se non fosse già abbastanza avventato investire in un qualsiasi tipo d’attività legata ai videogiochi in uno Stato come il nostro, in cui non si sono ancora comprese le incredibili potenzialità del medium anche dal punto di vista economico, la piccola Forge Replay, team con base a Milano, sprezzante del pericolo ha avviato, finanziato e portato a termine un progetto a prima vista anacronistico, demodé e fortemente costrittivo nei confronti dell’utenza finale.

Immaginatevi un Asteroids, o un Geometry Wars per i più giovincelli, votato totalmente al multiplayer competitivo. Quattro navicelle spaziali confinate in un minuscolo spaccato d’universo che, armate fino ai denti, se le danno di santa ragione senza esclusione di colpi. L’obiettivo è naturalmente quello di eliminare gli avversari, sopravvivere, prevaricare in ogni modo possibile. Se il genere di riferimento è quello dei modernissimi twin stick shooter, che affidano il controllo della navicella e la direzione del fuoco ai due stick analogici del pad, il concept, con un pizzico di romanticismo, manda indietro le lancette del tempo rinunciando all’online. Nessuna partita con utenti che vivono in Giappone o Francia: ogni avatar dovrà essere controllato da un amico che siederà al vostro fianco.

La scelta di consentire il multiplayer solo in locale ha ovviamente un fastidioso risvolto della medaglia: rimasti soli in casa, e con una gran voglia di dare sfogo alle vostre smanie distruttrici, non troverete soddisfazione nella debolissima modalità missioni che funge da mero tutorial. D’altro canto, alla prima “scazzottata” virtuale in compagnia, si comprende che la scelta di Forge Reply, oltre ad essere temeraria, ha anche perfettamente senso.

Le ostilità iniziano durante la selezione del vascello. Da questa semplice schermata scaturisce tutta la profondità di un gameplay confezionato nei minimi dettagli. Tra navicelle dotate di buona resistenza ai colpi, ma difficilmente manovrabili, a quelle sfruttano la loro conformità per infliggere danni agli avversari semplicemente andandogli addosso, ognuna di esse presuppone un diverso approccio alla partita. Oltre ai laser standard, potrete equipaggiare un’arma secondaria il cui funzionamento è vincolato alla barra d’energia. I missili a ricerca hanno una gittata limitata ma sono infallibili. Il gancio magnetico serve per ancorare e lanciare contro gli avversari gli asteroidi. La spada al plasma perfora gli scudi avversari come fossero fatti di burro.

Trovare la conformazione adatta al proprio stile di combattimento è un attimo, ma il set perfetto non esiste. Tutto dipende dagli avversari che dovrete affrontare e dall’arena in cui si terrà la battaglia. I buchi neri vi costringeranno a manovre estremamente precise. Gli alieni non sono per nulla timidi di aggregarsi alla lotta. Il vento solare vi causerà più d’un problema. I detriti spaziali non vedono l’ora di esplodervi addosso. Non adeguarsi (e armarsi) agli ostacoli che incontrerete vi renderà la vita praticamente impossibile.

Come se ciò non bastasse, per vincere non basta sopravvivere ai propri avversari. Un complesso sistema di medaglie e obiettivi elargisce punti in base ad altri requisiti raggiunti: al giocatore che ha effettuato più uccisioni per esempio o a chi si è esclusivamente preoccupato di eludere gli attacchi nemici senza mai rispondere al fuoco.

In breve, ogni partita diventa una cacofonia di raggi laser, roboanti detonazioni e violente imprecazioni. La magia di In Space We Brawl consiste proprio in questo: il gioco non è limitato a ciò che accade sullo schermo. Invade il salotto di casa e coinvolge i presenti con incredibile efficacia. Facile da padroneggiare, si farà apprezzare anche da chi non è solito intrattenersi con i videogiochi, e anche per questo è perfetto in occasione di party casalinghi, ma la sua insospettabile profondità permetterà solo ai più esperti di sfruttare ogni ostacolo a proprio vantaggio.

A cura di Lorenzo Fazio

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