Un piano preordinato di sterminio della propria famiglia che l’ha portata ad accoltellare a morte due figli, a ferire gravemente il terzo, a mandare all’ospedale il marito e infine a togliersi la vita. Quanto messo in atto dalla 42enne marocchina Khadija El Fatkhan nell’appartamento del quartiere San Giovanni a Roma era premeditato, secondo gli inquirenti della Procura. Chi indaga non esclude che la donna potesse essere affetta da una forma di depressione. Intanto si chiariscono alcuni elementi della storia. Il primo: il marito della donna – che in un primo momento aveva detto di essere stato ferito da un passante – ha raccontato che Khadija lo ha accoltellato mentre dormiva. “Idris è ancora sotto choc, piange e non riesce a darsi una spiegazione. Mi ha detto che non avevano litigato e la moglie lo ha accoltellato mentre dormiva – ha detto il datore di lavoro di Idris Jeddou, dopo averlo visitato in ospedale – Mi ha raccontato che la donna non aveva mai dato nessun tipo di avvisaglia”.

La terza figlia, sopravvissuta alla furia della madre “resta in prognosi riservata”, come ha spiegato il direttore sanitario dell’ospedale San Giovanni di Roma, Salvatore Passafaro. “La piccola – spiega – è stata trasferita ieri sera, intorno alle 22:30, al Bambin Gesù, dopo l’intervento operatorio prima al collo e poi ad una mano. Successivamente è stata sottoposta anche ad una Tac per via di alcune ferite riportate al cuoio capelluto”. “Purtroppo non possiamo dire che sia fuori pericolo – sottolinea -. Le ferite che ha riportato erano molto importanti. Se fossero state fatte ad un adulto sarebbe deceduto. I bimbi hanno una notevole reattività e questo, probabilmente, l’ha aiutata a salvarsi”. Il padre della bimba, anche lui rimasto ferito all’addome, resta invece al San Giovanni. “E’ stato operato due notti fa all’addome – spiega Passafaro -. Resta ricoverato qui e dal punto di vista clinico non dovrebbe avere problemi”.

“Tutta la comunità è solidale e colpita dal dramma accaduto. Chiediamo riserbo e rispetto per le vittime e per la Comunità stessa”. è il testo di uno striscione affisso davanti al portone di ingresso del palazzo occupato nel quartiere San Giovanni di Roma. “Siamo sconvolti – dice un occupante dello stabile – non riusciamo a spiegarci una tragedia simile. La famiglia abitava qui da anni e ci sembrava molto unita”. Sul marciapiede è stato posizionato un tavolo con un cero votivo e due mazzi di fiori. Accanto un biglietto che recita: “la comunità di Carlo Felice vi saluta con una ferita nel cuore immensa… Non vi dimenticheremo mai”.