Giustizia è fatta. Le buone battaglie alla fine pagano. Una delibera dell’Autorità Anticorruzione, ha sancito l’incompatibilità tra gli incarichi nelle amministrazioni statali, regionali e locali e la carica di parlamentare.

La delibera richiama la legge Severino (190/2012) nella quale viene stabilito che le disposizioni di prevenzione della corruzione sono applicabili alle amministrazioni pubbliche, tra le quali, rientrano anche gli enti pubblici non economici cioè gli Ordini e i collegi professionali.

Noi, anche su questo blog (post 27 luglio 2014) ma non solo (Manifesto e Quotidiano sanità) insieme a Nursind che, unico sindacato degli infermieri ha presentato ben due libri bianchi sulla trasparenza dei collegi, a Marcella Gostinelli vittima di un linciaggio morale per aver espresso le sue idee in libertà, e a Massimo Baroni un combattivo quanto irriducibile deputato del M5S, siamo stati gli unici a fare la battaglia. Questa sottolineatura non vuole essere una manifestazione di narcisismo, ma vuole rimarcare che un intero sistema ordinistico di cose e persone, di dirigenti, nei confronti della nostra battaglia è stato indifferente, complice, spesso nemico e controparte e per questo moralmente colpevole di aver spalleggiato tutti i reati che la delibera Cantone intende combattere cioè non trasparenza, conflitto di interesse e corruzione.

Perché questo colpevole e dissennato silenzio dei più? Perché i presidenti nazionali degli ordini di medici infermieri e farmacisti (Bianco, Silvestro, Mandelli ) siedono in parlamento…e con il loro potere personale hanno obnubilato di fatto coscienze, autonomie di pensiero, libertà personali…ai soli fini di mantenerlo e accrescerlo a discapito dei loro doveri di rappresentanza.

Perché la cancellazione delle coscienze di medici, infermieri e farmacisti che dirigono i loro ordini non avviene come se queste fossero delle lavagne quindi con il cancellino, ma avviene con le logiche infestanti della gramigna…cioè delle complicità, delle cointeressenze, degli interessi e delle implicazioni collaterali.

Perché il potere personale dei presidenti multitasking si alimenta comprando in qualche modo tanti piccoli poteri personali, tanti piccoli privilegi…tanti omuncoli…ingigantendo così ma a dismisura il problema dello scollamento tra ordini e rappresentanza.

Perché i poteri personali che sino ad ora hanno dominato gli ordini e i collegi nella pratica sono diventati tecniche, burocrazie, modalità, organizzazioni di sfruttamento per manipolare i propri iscritti e farne banali strumenti di legittimazione formale.

Perché sono gli iscritti che votano e mantengono il sistema cioè sono loro che alla fine devono accettare anche se inconsapevolmente di fare gli interessi dei capi e nello stesso tempo castrarsi nelle loro legittime aspettative.

Quindi la delibera Cantone, che noi quasi a mani nude con le nostre battaglie abbiamo sollecitato, ha un grande significato liberatorio per tutti i medici, tutti gli infermieri, tutti i farmacisti, perché di fatto toglie loro i “gioghi” creando le condizioni per impedire a pochi maneggioni di usare enormi quantità di denaro senza alcun controllo, trasformando così come già ho scritto altrove “enti pubblici non economici” in “enti privati economici”.

Ma la battaglia se politicamente è vinta non è finita. Sono in atto sfrontate pressioni alla Camera (riforma della Pa della ministra Madia) e al Senato (ddl Lorenzin) per far passare emendamenti che sottraggano ordini e collegi dalle disciplina sulla trasparenza e sull’anticorruzione.

Dai resoconti parlamentari (12ª Commissione permanente resoconto sommario n. 165 del 21/10/2014) veniamo a sapere che la senatrice Silvestro presidente dell’Ipasvi la federazione dei collegi degli infermieri pone il problema di sottolineare “la specificità di Ordini e Collegi attraverso una disposizione ad hoc che ne evidenzi le peculiarità, in primis in tema di autofinanziamento” il senatore D’Ambrosio Lettieri vicepresidente degli ordini dei farmacisti “si associa alle considerazioni già svolte dalla senatrice Silvestro” e anche lui “ravvisa l’opportunità che, nel testo in esame, sia dedicata una disposizione ad hoc agli Ordini e ai Collegi, nel cui ambito dovrebbe essere rimarcato il loro peculiare profilo di enti pubblici non economici con funzioni ausiliarie e con fonti di finanziamento autonome, con i corollari che ne discendono”. Ma il nostro senatore non si limita a questo e alla sua richiesta aggiunge la minaccia politica “subordina la possibilità di un voto favorevole della sua parte politica all’inserimento di una specifica condizione nel redigendo parere”.

E’ qualcosa di vergognoso e di inaudito, questi signori sono fuori legge di fatto da quando è stata approvata la legge Severino (2012), nessuno di loro ha sentito il bisogno morale di mettersi in regola ed hanno continuato a percepire emolumenti indebiti i quali se fosse scattata l’incompatibilità non avrebbero dovuto percepire. Chi indennizzerà lo stato per queste indebite appropriazioni?