L’anno 2014 non verrà ricordato per i mondiali di calcio e la sonora sconfitta del Brasile per mano della Germania, nemmeno per la schiacciante vittoria del Partito Democratico durante le elezioni europee e l’hashtag #vinciamonoi del Movimento 5 Stelle. Il 2014 verrà sicuramente ricordato per la keyword “Ebola“.

La disinformazione e l’allarmismo si sono diffusi più velocemente del virus che ha colpito le zone del West Africa, colpendo con disarmante semplicità i Paesi cosiddetti occidentali ed evoluti. Tornando indietro nel tempo possiamo ricordare le parodie di Beppe Braida sui telegiornali nazionali, con il suo famoso e collaudato “Attentato!”. Si punta, allora come oggi, sul sensazionalismo, legato alla logica del business: l’importante è attrarre pubblico e, di conseguenza, introiti pubblicitari. La Tv e la Rete, in fondo, non sono così diverse.

La Rete è piena di siti satirici che hanno trattato il caso Ebola, associandolo a nomi come quelli di Di Battista (“Bisogna cercare il dialogo col virus Ebola”) o personaggi inventati (“Lampedusa: dipendente pubblico si finge malato d’ebola per non andare a lavoro”). Non solo parodie e satira, in Rete c’è chi ha giocato sporco sfornando articoli e notizie fasulle che da una parte hanno garantito lauti introiti dalle pubblicità, dall’altro ha fatto cadere in trappola i lettori più ingenui facendoli diventare loro inconsapevoli “collaboratori” grazie ai loro condivisioni compulsive sui social network come Twitter e Facebook.

Tra le bufale più diffuse sono soprattutto quelle relative all’immigrazione clandestina. È nota la denuncia esposta nei confronti di un cittadino torinese di 44 anni, colpevole di aver diffuso la bufala dei 3 contagiati di Ebola a Lampedusa, ma si tratta solo della punta dell’iceberg. Nonostante le rassicurazioni e le smentite di Medici Senza Frontiere e dello Spallanzani di Roma sul questo tema, non appena l’utente “collaboratore” legge “Ebola a Lampedusa” non resiste e, senza verificare la fonte o la notizia stessa, la condivide ovunque.

Un esempio da citare è quello di un’immagine pubblicata via Facebook dove i giorni di incubazione del virus erano diventati all’improvviso 49, contro i 21 massimi noti e citati dagli esperti. Lo scopo può essere duplice: contestare gli sbarchi degli immigrati clandestini, terrorizzando ancora di più la collettività sul tema, e la credibilità agli occhi di molti a suon di “mi piace” e slogan come “quello che i media non dicono” o “vera informazione”.

Dalle pagine Facebook desiderose di crescere e di crearsi una “credibilità” passiamo a siti che prendono una notizia vera e la trasformano per tirare acqua al proprio mulino, puntando su target ben specifici. Un esempio è quello di un articolo dal titolo “Ebola, Liguria si prepara a ricevere 38 infetti“, elaborato copiando e incollando parti di un altro articolo comparso su un noto quotidiano nazionale e confezionato ad arte puntare il dito sugli immigrati clandestini e l’operazione Mare Nostrum.

Non sono mancate le teorie del complotto. Circola un video su Youtube dove l’Ebola fatto passare per brevetto del Governo degli Stati Uniti d’America, collegandolo addirittura alle Georgia Guidestones e quindi ai complotti del presunto “Nuovo Ordine Mondiale”. Il documento “provante” la teoria è pubblicato da Google Patents, una sorta di banca dati dei brevetti e delle richieste di brevetto provenienti da un’agenzia americana, e si trattava solo di una richiesta. Inoltre, a quel documento erano stati legati anche i presunti introiti da parte del governo americano per l’eventuale vaccino anti Ebola, ma quel documento non avrebbe valenza internazionale e tratta, oltretutto, solo un ceppo del virus che non ha nulla a che vedere con quello presente nell’attuale epidemia in West Africa.

Tante, troppe bugie sull’Ebola hanno generato sicuramente dei guadagni: quelli degli ideatori delle fantomatiche notizie che, a suon di condivisioni, visite e click, ricevono lauti introiti derivanti dai banner pubblicitari sfruttando l’ingenuità di molti.

Si potrebbe parlare di una pandemia nel Web, una sorta di “virus dell’ignoranza” che dilaga e che contagia velocemente persone da tutte le parti del mondo, ma come diceva Joseph Göbbels “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.