Via al ‘piano B’ e stop ai reflui del nuovo depuratore nella riserva marina. Ma alla prova dei fatti, non prima di quattro mesi. È la decisione partorita nella mattinata di lunedì dal tavolo tecnico convocato dalla Regione Puglia, al quale hanno preso parte l’Acquedotto Pugliese e il Consorzio di gestione dell’oasi di Torre Guaceto. Perno della discussione: trovare una nuova ‘casa’ alle acque del depuratore costruito nelle campagne di Carovigno e che tratta i reflui fognari di due comuni del Brindisino, San Michele Salentino e San Vito dei Normanni. Ma gli attivisti mobilitatisi nelle scorse settimane attaccano le tempistiche: “Così si rottama l’oasi. Chiudano immediatamente lo scarico”.

La vicenda era deflagrata a settembre, quando la Regione ha concesso all’Acquedotto Pugliese – gestore dell’impianto – di scaricare temporaneamente le acque nel canale Reale, un corso d’acqua che sfocia all’interno della zona più protetta della riserva naturale di Torre Guaceto, a venti chilometri da Brindisi. La decisione era stata duramente contestata dal Consorzio di gestione dell’oasi, preoccupato dalla possibile alterazione delle acque, documentata anche con foto e video (contestati da Aqp). Partirono esposti in Procura, analisi di parte e dell’Arpa. E proprio queste ultime hanno confermato nelle scorse settimane valori fuori norma di coliformi fecali e azoto, almeno nei primi giorni di attivazione del depuratore.

L’Acquedotto ha accelerato i tempi per portare a regime l’impianto e annunciato che la qualità delle acque rientra già nei parametri ministeriali. La questione è però approdata nel frattaempo proprio sui tavoli del ministero dell’Ambiente, oltre che in aula a Montecitorio e a Bruxelles. Manifestazioni sotto la sede del Consiglio regionale, davanti all’impianto di depurazione e occupazioni simboliche della torre saracena hanno scandito i giorni fino ad oggi (lunedì), quando la vicenda ha preso una piega definitiva. Che spacca il fronte del ‘no allo scarico in mare’.

Il Consorzio, finora in prima linea, applaude il progetto alternativo presentato dall’Acquedotto Pugliese che consiste nella progettazione di trincee drenanti e disperdenti sulla terraferma e al di fuori dell’area protetta. Mentre i Forum dei comitati civici ne contestano la scarsa efficacia nell’immediato. Il cronoprogramma stabilito dal tavolo tecnico prevede infatti la presentazione del progetto entro il 15 novembre, al quale seguirà la convocazione da parte della Regione degli enti competenti per il rilascio delle autorizzazioni necessarie. Dal momento in cui l’Acquedotto riceverà l’ok avrà 3 mesi per realizzare l’intervento con spese a proprio carico. E nel frattempo proseguirà i lavori per il completamento di una condotta sottomarina che, una volta ultimata, diverrà la soluzione finale al problema, disperdendo a largo le acque accolte dal depuratore. Di fatto, quindi, ci vorranno – nell’ipotesi più ottimistica – circa quattro mesi perché i reflui non giungano più nelle incontaminate acque della riserva, una delle mete più ambite dai turisti in arrivo sulle coste pugliesi.

“Si tratta di un’altra giornata nera. La soluzione trovata prevede che lo sversamento continui – affermano dal Forum – e hanno la faccia tosta di chiedere tempi certi per la condotta sottomarina, che doveva già essere stata costruita da anni”. Dura anche la presa di posizione di Carovigno Bene Comune, movimento civico del territorio all’interno del quale la riserva ricade in gran parte: “La Regione non ha deciso alcuno stop, proponendo tempi biblici. Così si rottama e si aggredisce definitivamente l’oasi”. Molto più morbida la reazione del Consorzio: “E’ sicuramente un passo avanti rispetto alla situazione attuale. È anche importante l’impegno assunto rispetto ai tempi di realizzazione, che porteranno alla chiusura dello scarico nel canale Reale entro circa quattro mesi, periodo durante il quale il Consorzio vigilerà attentamente”.

Twitter:@AndreaTundo1