“Stavamo scrivendo la storia, noialtri. Eravamo i fari del mondo”. Da una terrazza de L’Avana, un gruppo di amici tra i 50 e i 60 anni celebra il ritorno di uno di loro, da anni esule in Spagna. È il suo Ritorno a L’Avana, che, in realtà è un rimpatrio per tutti, nonché l’occasione di condividere i ricordi, alcuni noti e altri sommersi nei segreti della storia di uno dei Paesi più controversi dell’era contemporanea. La nostalgia, la memoria, l’amicizia ed il vero sentire condiviso. Il tutto racchiuso “entre le murs” di un terrazzo, appunto, che domina la capitale di Cuba. Ispirandosi al romanzo ‘Le Palmiere et L’Etoile’dello scrittore cubano Leonardo Padura, il francese Laurent Cantet (Palma d’oro a Cannes nel 2008 con La classe) vola nell’isola caraibica e vi confeziona un gioiello evocativo di altissimo valore cinematografico e politico.

Di fatto è un ritorno a se stesso anche per Cantet, maestro del racconto corale, laddove i suoi personaggi ricostruiscono attraverso la parola un universo palpabile e vitalissimo. Tania, Eddy, Rafa, Amadeo ed Aldo sono riversati sul proprio passato, denso di dolore e misteri legati al cosiddetto “periodo speciale”, voluto da Fidél Castro nell’ultima decade degli anni ’90. Quando loro, al di là di sofferenze e restrizioni, “ci credevamo ancora. Ci credevamo davvero”. Lo spunto del film è un personaggio del romanzo, scrittore e sceneggiatore cubano che il regista francese ebbe occasione di incontrare lavorando al film collettivo 7 giorni a L’Avana, di cui Padura era supervisore delle sceneggiature. Essenziale, commovente, importante e straordinariamente recitato: Ritorno a L’Avana (in originale Retour à Ithaque) è stato applaudito all’ultima Mostra veneziana nella sezione Venice Days – Giornate degli Autori.

La clip in esclusiva per il Fatto.it