In Sudamerica la sinistra resiste: dopo il risultato di due settimane fa in Bolivia con il terzo mandato a Evo Morales e la riconferma di Dilma Rousseff in Brasile, l’Uruguay, nello scegliere il successore di José ‘Pepe’ Mujica, al primo turno premia Tabaré Vazquez, 74 anni, oncologo, primo presidente di sinistra tra il 2005 e 2010 e candidato del Frente Amplio, la coalizione progressista al potere, che al ballottaggio del 30 novembre dovrà affrontare lo sfidante di centrodestra Luis Lacalle Pou, del Partido Nacional (o ‘bianco’), avvocato 41enne e vera sorpresa degli ultimi mesi, che si è imposto cavalcando il desiderio di cambiamento.

Vazquez affronterà però il suo avversario da una posizione di vantaggio, avendo ottenuto un risultato al di sopra delle aspettative al primo turno, con il 46-47 per cento dei voti. Le prime proiezioni in base a risultati reali, infatti, mostrano che non solo Vazquez ha superato il 44% che gli attribuivano i sondaggi, ma anche che Lacalle Pou, con circa il 32 per cento dei voti, ha ottenuto leggermente meno del 34 per cento previsto prima delle elezioni e che Pedro Bordaberry, candidato del Partido Colorado (o ‘rosso’, destra) e figlio di un ex dittatore, si è fermato al 13 per cento.

Il Frente Amplio non è lontano, secondo alcuni exit poll, dal raggiungere il 48 per cento dei voti che gli consentirebbe di conservare la maggioranza parlamentare di cui dispone attualmente nelle due camere. Secondo le previsioni del quotidiano La Republica 21, il Parlamento uruguayano vedrà l’ingresso di nuovi partiti, dal momento che il Frente non avrà la maggioranza, e nemmeno il Partido Nacional e quello Colorado, unendosi insieme.

Bordaberry, da parte sua, che ha già annunciato che al ballottaggio appoggerà Lacalle Pou, ha sofferto una doppia sconfitta: non solo ha ottenuto un risultato significativamente minore a quello registrato nelle elezioni del 2009 (17,51%), ma ha visto anche la sconfitta al referendum di una riforma da lui sponsorizzata personalmente, cioè quella di abbassare a 16 anni l’età minima di imputabilità penale, e far processare così gli adolescenti di 17 e 18 anni ai tribunali per gli adulti. Una misura pensata per arginare il problema della sicurezza, che attualmente è uno dei più pressanti per il paese sudamericano, la cui economia, nei 10 anni in cui la coalizione di centrosinistra è stata al potere, ha fatto registrare un bilancio piuttosto positivo, con una crescita del Pil del 4,4% nel 2013 (undicesimo anno consecutivo con segno positivo), una disoccupazione attorno al 6% e un tasso di povertà ridotto di un terzo tra il 2006 e il 2013.

L’Uruguay è diventato famoso in questi anni anche sul piano dei diritti sociali con la presidenza di Mujica, 79 anni, beniamino della stampa estera che l’ha soprannominato il “presidente più povero del mondo”, che ha fatto approvare le leggi sui matrimoni gay, l’aborto e la legalizzazione della cannabis. Tuttavia le sue riforme sociali sono più popolari all’estero che in casa e molti gli rimproverano di non aver risulto problemi come quello della qualità dell’istruzione (visto che gli studenti uruguayani sono tra i peggiori al mondo in matematica, scienze e comprensione della lettura), della sicurezza e della protezione ambientale.

Da parte sua Lacalle Pou, che ha già annunciato che in caso di vittoria si impegnerà nella lotta al crimine, a migliorare l’educazione e modificare la legge che legalizza la marijuana, nel suo discorso post voto davanti a sostenitori e militanti, si è detto ottimista sulla possibilità di andare al governo e convinto “che il nostro progetto di governo sia il migliore”. Tuttavia, malgrado l’innegabile impatto che ha avuto l’arrivo sullo scenario politico di Lacalle Pou, il Frente Amplio sembra comunque in grado di confermarsi come la prima forza politica del paese, e di avere per altri 5 anni l’appoggio degli elettori.