Testa a testa tra il Fronte popolare guidato da Arseniy Yatseniuk e il Blocco Poroshenko. Con circa il 57% dei voti conteggiati, il partito di destra dell’economista ucraino è in vantaggio di appena un punto percentuale, anche se tutte e tre i partiti principali, compreso Samopomich (11%), partito neonato con base nell’ovest del Paese, fanno parte del blocco pro Europa. Il Blocco d’Opposizione, dove si crede siano confluiti i voti degli elettori fedeli all’ex presidente Viktor Yanukovich, ha ricevuto, al momento, il 9,8% delle preferenze.

Poroshenko: “Coalizione tra partiti pro Europa”
Nonostante si preannunci una sfida all’ultimo voto, i programmi dei due candidati favoriti hanno molti punti in comune: entrambi sono partiti pro-Europa e hanno portato avanti una campagna elettorale d’impronta riformista, allo scopo di far uscire il paese dalla crisi economica. La vera novità sarà rappresentata dal rinnovamento della classe dirigente che siederà in Parlamento, dopo gli scandali seguiti alla caduta dell’ultimo governo Yanukovych. A riprova della mancanza di un vero gruppo d’opposizione c’è la proposta avanzata, dopo i primi exit poll di domenica, da Phoroshenko che i sondaggi, in quel momento, davano in vantaggio: il Presidente ucraino ha chiesto ai partiti pro Occidente di formare da subito una coalizione che possa portare avanti subito e velocemente le riforme necessarie per la rinascita del Paese. Nel gruppone pensato dal Presidente ucraino confluirebbero, oltre ai due partiti di maggioranza, anche Samopomich del sindaco di Leopoli (10,8%), Svoboda e il Batkivshchyna di Iulia Tymoshenko (5,8%). L’appello di Phoroshenko ha trovato subito l’appoggio dei leader degli altri due partiti filoeuropei che, già da martedì, dovrebbero iniziare le contrattazioni per arrivare alla formazione di una mega coalizione e che dovrebbero concludersi nell’arco di dieci giorni. Intanto, arriva anche l’ok dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che, dopo le analisi dei propri osservatori presenti nel Paese, fa sapere che le elezioni “si sono svolte in conformità alle norme democratiche”. Kent Harstedt, coordinatore della missione in Ucraina, ha aggiunto che il voto ha rappresentato “un momento decisivo per il futuro del paese, per gli organi del potere e per gli elettori”.

Mogherini: “In Ucraina vittoria della democrazia”
Soddisfatta anche la nuova Lady Pesc, Federica Mogherini, che vede nelle elezioni parlamentari  ucraine “una vittoria della democrazia” che mostra “l’impegno delle forze politiche e del popolo ucraino per la costruzione di un futuro di pace e stabilità”. A congratularsi è anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, “per il coraggio e la determinazione democratica. Il viaggio iniziato con la resistenza democratica a Maidan – ha continuato -, che ha portato alla rigenerazione delle istituzioni con l’elezione di un nuovo presidente e del parlamento, è completo”.

Mosca: “Elezioni regolari, ma campagna elettorale sporca”
Le procedure di voto hanno ricevuto anche l’approvazione di Mosca che, attraverso il viceministro degli Esteri russo, Grigory Karasin, fa sapere che “la Russia aspetta i risultati ufficiali delle elezioni, ma è già chiaro che sono valide malgrado la campagna elettorale sporca che le ha precedute”.

Nuovi scontri nell’est del Paese: due militari morti
Mentre la parte occidentale dell’Ucraina sta scegliendo il nuovo Parlamento, a est si registrano nuovi scontri tra i ribelli filorussi e l’artiglieria di Kiev. Nella notte tra domenica e lunedì, a Donetsk, ci sono stati di nuovo spari ed esplosioni. A riferirlo è il Comune della città che prima del conflitto contava un milione di abitanti. Ieri nelle zone del sud-est controllate dai separatisti i seggi elettorali non sono stati aperti, anche se negli ultimi due giorni vi era stato uno stop dei bombardamenti. Negli scontri a Smelii, nella regione di Lugansk, sono morti due soldati ucraini che tentavano di sfondare il cordone filorusso per penetrare all’interno dell’area controllata dai ribelli e rifornire i militari governativi in prima linea.