Tutti a casa: gli “Scopelliti boys”, il Movimento 5 Stelle e pure le liste civiche. A Reggio Calabria sbanca il Pd con quasi il 61% dei voti. Le truppe cammellate dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti, ras della città dello Stretto condannato a 6 anni di carcere nel processo sul “caso Fallara”, non si vedono più in giro. Dopo 10 anni alla guida di Palazzo San Giorgio, aver portato un comune allo scioglimento per infiltrazioni mafiose e sull’orlo del dissesto, il centrodestra ha incassato una sonora sconfitta. La città ha un nuovo sindaco: Giuseppe Falcomatà, del Partito Democratico, che ha doppiato nelle preferenze il candidato di centrodestra Lucio Dattola, appoggiato da Forza Italia, Nuovo Centrodestra e dalla lista “Reggio Futura”. La coalizione di centrosinistra ha rastrellato oltre 58mila voti: più della metà dei reggini che ieri si sono recati ai seggi.

Si è fermato al 27,33%, invece, Dattola. Non hanno invece neanche raggiunto il quorum gli altri candidati a sindaco: Paolo Ferrara col 3,17% (Liberi di ricominciare), Vincenzo Giordano col 2,49% (Movimento 5 Stelle), Giuseppe Musarella col 1,71% (Ethos), Stefano Morabito con l’1,96% (Per un’altra Reggio), Aurelio Chizzoniti con l’1,68% (Reggio nel cuore), Giuseppe Siclari con lo 0,37% (Partito comunista dei lavoratori), Francesco Anoldo Scafari con lo 0,24% (Movimento reggini indignati).

Figlio dell’ex sindaco della “Primavera di Reggio” Italo (Pci e poi Pds), Giuseppe Falcomatà – 31 anni – è cresciuto a pane e politica. “Il confronto con mio padre non sarà un peso – spiega il sindaco – Un confronto che non esiste perché Italo Falcomatà appartiene alla storia di questa città e fa parte di un metodo amministrativo che ha lasciato segni tangibili. Ci rifaremo a quell’idea di città. Questo per me ha un valore doppio”. L’aria che si respirava in città non lasciava adito a dubbi circa la vittoria al primo turno di Falcomatà facilitata anche da un centrodestra in frantumi dopo la stagione conclusa con lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Quello che non ci si aspettava è che il Pd avrebbe asfaltato i suoi avversari che, negli ultimi mesi, sono stati abbandonati da tutti. Dopo la condanna di Scopelliti e i disastri nei conti del Comune, infatti, i gruppi di potere della città hanno scaricato un “modello Reggio” che passerà alla storia come fallimentare. Molti degli ex consiglieri di centrodestra, oggi sono stati candidati nelle liste che hanno sostenuto Falcomatà.

Molti dei sostenitori di Scopelliti hanno cambiato bandiera schierandosi con il vincente. “Siamo contenti che i reggini abbiano voluto restituire dignità alla città – ha dichiarato Falcomatà dopo lo spoglio – Aspettarsi un risultato del genere sarebbe presuntuoso dirlo. Però noi il lavoro l’avevamo fatto da oltre un anno soprattutto nei territori e con la consapevolezza che, nell’anno zero della politica cittadina, era quella di ricostruire un rapporto sentimentale con i quartieri, con le zone più degradate e abbandonate non solo dal punto di vista del decoro urbano, ma soprattutto da scelte politiche e amministrative fallimentari. Il nostro programma è nato proprio da questo confronto”. “Dopo il commissariamento noi guardiamo avanti – ha aggiunto – Dopo tanti anni in cui la politica ha offerto il peggio di sé, Reggio ha bisogno di un momento di pacificazione cittadina. La prima cosa da fare è una rendicontazione di quello che troveremo nelle casse del Comune”.

Ma il tracollo a Reggio Calabria non è solo quello del centrodestra di Dattola. Con il 2,49% e neanche un seggio, il Movimento 5 Stelle è riuscito nell’impresa di dilapidare il 25% dei consensi che aveva avuto alle Politiche del febbraio del 2013. Una debacle che trova le sue motivazioni principalmente in una faida tutta interna ai grillini che, in riva allo Stretto, sono spaccati tra le varie correnti che fanno capo ai vari parlamentari pentastellati. Il candidato a sindaco Vincenzo Giordano però si scaglia contro i cittadini che rimproverandoli “di far andare avanti sempre le solite persone”. Giordano punta il dito contro gli avversari e parla, infatti, di “liste di riciclati più volte che ancora hanno consensi. È una città che, dà ancora adito a queste persone di amministrare la res pubblica”.

Senza mai nominare Grillo, Giordano critica l’isolamento delle ultime settimane e se la prende anche con i vertici romani del suo movimento: “A livello nazionale non c’è stato un appoggio nei nostri confronti ma per una questione organizzative, anche di tempi tecnici e logistici del blog, che non ci ha assolutamente aiutato. Abbiamo perso tempo che ci ha fatto partire in ritardo”. La responsabilità secondo il candidato del M5s è anche di chi non si è recato al seggio (l’affluenza è stata del 65%): “Quella della poca affluenza è la cosa più dannosa a nostro avviso. Gli assenti a questa tornata elettorale sono assenti ingiustificati che evidentemente non si riconoscevano in nessuno dei partiti. Avrebbero potuto darci fiducia, invece di scegliere di non andare a votare. Siamo stati presenti sul territorio sempre”.