Un merito indubbio di Matteo Renzi è quello di avere definitivamente chiarito le idee a tutti sulla vera natura del Pd. Nonostante il tutto sommato patetico agitarsi di D’Alema, Fassina, Bersani e qualcun altro è ormai evidente che si tratta di un partito che non ha neanche più le lontane sembianze di una forza di sinistra. In questo Renzi mostra una coerenza superiore a quella di molti altri. Se l’obiettivo è occupare il centro dello scenario politico, guadagnare i consensi della Confindustria, liquidare ogni parvenza di partecipazione popolare e di diritti dei lavoratori, Renzi lo dice e tenta di fare quel che dice.

Nella lotta di classe, un fenomeno che continua ad esistere e a caratterizzare il nostro Paese come ogni società divisa in classi, Renzi ha scelto di stare dalla parte di quelli che apparentemente sono i più forti. Gli applausi di Squinzi sono estremamente indicativi del consenso che è riuscito ad acquisire in questo minoritario ma importante settore del Paese. Del resto, l’ideologo e finanziatore di Renzi, tale Serra, può essere considerato un esponente della finanza internazionale.

Tutto bene per lui quindi? Non credo proprio. Ci sono almeno tre elementi da prendere in considerazione prima di affrettarsi a decretare la vittoria di Matteo Renzi e del suo disegno di dar vita a un regime nel quale tutti gli aspetti istituzionali e normativi siano funzionalizzati al diretto beneficio delle classi dominanti.

Primo, questa borghesia imprenditoriale e finanziaria è chiaramente sprovvista dell’energia e delle idee per portare il Paese fuori dalla crisi. Se anche venissero totalmente abolite le imposte nei confronti dei profitti e trasformati definitivamente i lavoratori in schiavi decerebrati ciò non basterebbe certo a rilanciare l’economia. Al contrario si avrebbero, come del resto in parte già sta avvenendo da tempo, nuove fughe di capitali verso la speculazione finanziaria e ulteriori fenomeni di deflazione dovuti a una crisi dal lato della domanda, determinata dal fatto che la gente non ha più denaro da spendere. Nel frattempo si continua a smantellare o svendere la struttura industriale in assenza di uno straccio di politica volta a difenderla.

Secondo, nonostante qualche spacconata, Renzi è più che mai subalterno nei confronti dei poteri forti internazionali ed europei e non potrà né vorrà mai fare nulla che si discosti dai loro desiderata. In questo senso egli appare oggi più che mai il proconsole di Frau Merkel. Perfino Hollande al confronto sembra Garibaldi.

Terzo, e più importante, le sue ambizioni sono destinate a scontrarsi in modo sempre più duro con il movimento dei lavoratori, che è sceso in piazza in gran numero ieri a Roma. Moltissimi giovani e moltissimi immigrati (alla faccia di Lega, Grillo e Casa Pound).

Dovrebbe essere chiaro che è solo l’inizio. Le posizioni sindacali devono radicalizzarsi sempre più per chiedere, fra le altre cose, la fine del precariato, l’imposta patrimoniale e un piano di investimenti pubblici per il lavoro. Ciò permetterà di aggregare attorno a tali giuste proposte un ampio fronte composto anche da disoccupati, partite Iva, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori. L’unità, già realizzata in molte situazioni nel vivo delle lotte, tra Cgil e sindacati di base, deve trovare momenti di espressione a livello più ampio.

E’ inoltre necessaria la nascita di una forza politica che sappia esprimere e rappresentare questa enorme forza sociale oggi per molti versi abbandonata a se stessa. Una forza politica (e culturale) che si dia carico di smentire le bugie ripetute fino alla nausea dai megafoni della classe dominante e smentite ogni giorno dalla vita reale.

Come ricorda Alexis Tsipras nel suo saluto alla manifestazione di Roma, si tratta di frasi come “la diminuzione dei salari porta sviluppo economico”, “se lasceremo i mercati fare il loro gioco tutto sarà equilibrato”. “il costo del lavoro è un ostacolo alla concorrenza”, “l’arricchimento dei ricchi è importante per il benessere sociale”.

Lo sciocchezzario infinito, insomma, del neoliberismo. Ideologia da contrastare apertamente e sconfiggere nella coscienza della gente. Il credo rovinoso e falso fino al midollo di una classe dominante che ha oramai esaurito da tempo la sua funzione storica, di cui Renzi è solo un epifenomeno breve e fastidioso, di cui liberarsi al più presto, ma insieme alle radici putride che ne hanno permesso la crescita.