Chiuse le urne in Ucraina, i primi exit poll diffusi indicano una vittoria del Blocco per il presidente Poroshenko, ma con percentuali decisamente inferiori rispetto a quanto atteso dai sondaggi. Finora le percentuali si attestano intorno al 21 e il 23%, contro il 30 previsto. Segue il Fronte popolare del premier Arseni Iatseniuk (21,3%) e dal partito Samopovich (Auto aiuto) al 13,2%, tutti partiti filo occidentali. Il blocco di opposizione di Iuri Boiko, ex ministro di Ianukovich ed erede del suo partito filorusso delle regioni, entra nel parlamento ucraino con il 7,6%. Sotto la soglia di sbarramento del 5% il partito comunista (2,9%) e Ucraina Forte dell’ex vice premier Serghiei Tighipko (2,6%), entrambi filorussi.

Nonostante guidino due partiti rivali, Poroshenko e Yatsenyuk condividono posizioni pro occidentali e hanno portato avanti una campagna elettorale favorevole a un’agenda riformista mirata a far risalire l’Ucraina dall’orlo della rovina economica. I risultati ufficiali sono attesi domani. Alla chiusura dei seggi, alle 16:00 di domenica 26 ottobre, la commissione elettorale attesta l’affluenza alle urne oltre al 40% riferito a 127 distretti elettorali su 198. La percentuale più alta di votanti (49,27) si registra nella regione occidentale di Leopoli, quella più bassa (23,16) nella regione di Lugansk in buona parte in mano ai miliziani separatisti.

Appena dopo il voto, il presidente Poroshenko ha dichiarato: “Stiamo tenendo elezioni che rispettano tutti gli standard democratici europei”. Nella roccaforte separatista di Donetsk però, i seggi non hanno mai aperto perché i ribelli non riconoscono l’autorità di Kiev. Secondo quanto riportato dalla testata “Novosti Donbassa” che ha citato il comitato degli elettori ucraini e l’ong Opora, i ribelli avrebbero esploso dei colpi di mitra contro quattro persone che volevano votare a Donetsk senza ferire nessuno. I filorussi hanno smentito la notizia sostenendo che “nessuno ha sentito spari”.