Fa effetto tornare a Roma di questi tempi. Fa effetto riflettere sulla gente che scende in piazza e sentirla distante. Fa effetto pensare che mentre Renzi e i suoi replicanti, si focalizzano sull’immagine, cercando di offuscare il contenuto della propria ideologia, decreti legge, in perfetta continuità con il mantra di flessibilizzare ancor più la forza lavoro, vengono sfornati in rapida successione dal parlamento (mi riferisco sia al decreto legge Poletti sia all’ormai celeberrimo ‘Jobs Act’). Fa effetto a uno che crede nella necessità di discutere idee e pensieri nuovi senza dogmatismo, vedere uno spazio come la Leopolda trasformato in un talk show televisivo di basso livello. Fa effetto, ma questo non deve annebbiare né la nostra capacità di analizzare la realtà, né quella di essere vicini a chi, una piazza per ritrovarsi non ce l’ha. Quella maggioranza invisibile, che in direzione ostinata e contraria rispetto al dibattito pubblico, continuo ogni giorno a raccontare.

Tutti i media si concentrano sull’immagine di Renzi (ripetendo lo stesso errore che abbiamo fatto per vent’anni con Berlusconi), sul suo aver innovato, sul suo essere capace nel bene e nel male di essere ‘totalizzante’, unico gestore di uno spazio politico e sociale frammentato e diviso. Io penso piuttosto, che invece di lasciarci andare ad analisi da bar (dal dubbio valore scientifico) sullo stile da Blair all’amatriciana di Renzi, occorre prendere atto del fatto che, le sue ‘parole sbruffone’ sono una cortina di fumo su ben altro. Renzi con la sua retorica, attacca la piazza di Roma, quella popolata in prevalenza dai garantiti di un vecchio sistema ormai al collasso, per compiere un’operazione molto più sottile: quella di screditare tutti quelli che proveranno a difendere i diritti sociali e dei lavoratori, associandoli alla visione retrograda e superata della Camusso. Con lo scontro giovane-vecchio, Renzi spera di convincere precari, atipici, pensionati poveri, neet e tutti coloro i quali stentano a causa di un sistema iniquo e ingiusto, a girare le spalle al sindacato e a incamminarsi sulla via del cambiamento che lui proporrebbe.

In realtà sia Renzi, sia la Camusso non parlano alla ‘terza piazza’, quella che non è mai stata protetta dall’articolo 18, quella che non avrà mai ammortizzatori sociali adeguati e un sostegno universale al reddito dall’ex sindaco di Firenze. E’ per garantire un futuro al paese, che questa terza piazza per ora invisibile e silente deve tornare al centro del nostro dibattito e della nostra azione sociale e politica. Questo perché quella piazza include la maggior parte di quelli che portano avanti il paese pur essendo ogni giorno colpiti dal sistema, o ancora più semplicemente perché quella piazza, quella maggioranza, siamo noi.

La maggioranza invisibile ha gli occhiali di Giuditta, il tabacco sempre in borsa di Daniela, la creatività dei personaggi disegnati da Fabrizio, la penna sopraffina di Ivan, la sofferenza in cantiere di Paolo, le frasi ripetute alla cornetta di Stefano, il tocco di palla di Osvaldo, le Ms e le dita ingiallite di Antonio. La maggioranza invisibile è profitto che finisce sempre nelle tasche di qualcun altro, è manodopera qualificata ma a basso costo, è elusione continua delle regole per far galleggiare un paese al collasso.

La maggioranza invisibile è ricerca vana di un asilo, è scelta fra la carriera e l’avere un bambino. La maggioranza invisibile è studio non riconosciuto, è lavoro in un call center a 370 euro al mese, è figli a carico sostenuti a stento. La maggioranza invisibile è pause sigaretta, è caffè bevuti in serie alla macchinetta. La maggioranza invisibile è solitudine, è tensione precaria non protetta. La maggioranza invisibile è una pensione da 500 euro, è un figlio disoccupato da mantenere, è un migrante che cerca fortuna. La maggioranza invisibile è raccolta di arance a 15 euro al giorno, è nottate passate in un capannone, è quattordici ore di lavoro sognando un futuro migliore. La maggioranza invisibile è il vicino colto che vive a stento, è tua cugina che lavora senza contratto celando il malcontento. La maggioranza invisibile è forza trainante dell’economia, è schiavitù legalizzata al soldo di chi non produce niente, è pagamento a rate postdatate per i lussi dei garantiti.


La maggioranza invisibile è numero che cresce dimenticato, è gruppo sociale in potenza che continua a passare inosservato. La maggioranza invisibile è l’unica speranza per un paese stanco e vecchio. La maggioranza invisibile è la reincarnazione di antiche lotte, è storie di vita comune che un giorno potrebbero farsi racconto.