Se n’è andato ieri, a 74 anni, un pezzo di Milano. Un pezzo importante, un uomo dalle molte vite e dai moltissimi amici: Augusto Bianchi Rizzi, avvocato, autore di teatro, romanziere, ineguagliabile anfitrione. Dall’appartamento di Corso Venezia, dove viveva con la moglie Rosanna, sono passate infatti centinaia di artisti, politici, esponenti della società civile che hanno animato il suo memorabile “Giovedì“: non salotto di sinistra, come teneva a precisare l’Augusto (sì, l’Augusto alla milanese, con l’articolo determinativo e con buona pace di Nanni Moretti) ma “area ludico- resistenziale” dove si mangiava, si beveva (tutti seduti, più di un centinaio di persone a ogni serata), si ascoltava, si dibatteva, si faceva amicizia, si litigava, ci si innamorava. In una parola, si con-viveva.

È un grande dolore per i tanti amici di Augusto Bianchi sapere di non poter più subire le sue sfuriate se colti in flagrante con il cellulare acceso al Giovedì, non ascoltare più il suo vocione tuonare al citofono: “Chi è? I fascisti non entrano”, non avere più l’occasione di incontrare persone speciali (l’elenco è lungo, lo potete trovare sul sito www.giovedi.org) che portavano conoscenza, arte, bellezza in quella casa speciale.

Per il suo Giovedì Augusto Bianchi era stato premiato con l’Ambrogino d’oro, altri premi aveva vinto per il teatro, buone critiche aveva raccolto per i suoi romanzi (l’ultimo, Tre storie quasi d’amore, era uscito solo pochi mesi fa) e molte soddisfazioni aveva avuto nella professione di avvocato. Una vita ricca, vissuta intensamente, coraggiosamente, appassionatamente. Ma troppo breve per tutte le sorprese che l’Augusto avrebbe sicuramente riservato alla sua famiglia e ai suoi molti amici.