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Domani in piazza con la Cgil non ci sarò.

Non ci sarò perché ho già partecipato a troppe piazze ma sono rimasto precario a 40 anni.

Non ci sarò perché questo sindacato in questi anni ha nascosto il precariato dietro una sigla, “Nidil” , senza difendere realmente chi non ha un contratto alla pari di altri.

Non ci sarò per rispetto a Maria, che domani sarà a lavorare con un contratto da un giorno, in un museo di Bologna.

Non ci sarò perché quando Giovanna, 30 anni, ha dovuto cercare lavoro per suo padre è rimasta sola.

Non andrò a piazza San Giovanni perché son stanco di ascoltare uomini e donne che nella vita hanno dimenticato cosa significa entrare in una classe, in una corsia d’ospedale, in una fabbrica, per fare i dirigenti a vita di una categoria o di un’altra ancora.

Non sarò dietro la bandiera rossa perché non basta un giorno dove si mostrano i muscoli ma servono 364 giorni dove i lavoratori sentono un sindacato che non scende a compromessi.

Non ci sarò perché il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha vent’anni più di me.

Perché la maggior parte dei dirigenti del sindacato ha più di 40 anni e non conosce realmente i problemi di quei giovani costretti ad abbandonare il Paese per trovare un lavoro.

Non manifesterò perché chi scrive vorrebbe una Cgil diversa: un’organizzazione giovane, moderna, snella che non faccia solo tessere come un partito.

Non verrò ad ascoltare la Camusso perché ho stima di quegli uomini e donne della Cgil che credono ancora nel sindacato, arrampicandosi alla speranza: sono come quei volontari delle feste dell’Unità che passano serate a far salamelle per prendere una pacca sulle spalle dai loro dirigenti in giacca e cravatta.

Non sarò in piazza perché voglio essere accanto ai genitori dei miei alunni che hanno perso entrambi lavoro a 50 anni.

Non verrò a Roma perché non credo servano manifestazioni contro il progetto del premier Matteo Renzi: riempire una piazza è marketing per un sindacato dalle batterie scariche.

Non sarò in piazza perché Renzi sa di poter sferrare attacchi ad una Cgil che non riesce più ad avere il contatto con i suoi lavoratori.

Da maestro non manifesterò perché la Cgil ha permesso che in questi anni la Scuola fosse invasa dall’Invalsi lasciando soli gli insegnati; perché la Cgil, di cui ho ancora la tessera, non ha promosso una campagna di consultazione sulla riforma Giannini; perché la Cgil ha permesso in questi anni che la scuola si trasformasse in un’azienda senza soldi lasciando che noi insegnanti diventassimo operai alla catena di montaggio dell’istruzione.

Non sarò con i manifestanti del 25 ottobre perché agli italiani non serve una Camusso che grida da un palco ma una rivoluzione quotidiana.

No, a Roma, non verrò perché io mi indigno ogni giorno non una volta l’anno con una manifestazione contro Renzi.