Rischia di finire con uno scontro giudiziario internazionale tra Germania e Italia dopo la sentenza della Corte costituzionale. La Consulta ha infatti riconosciuto a chi subì gli orrori del nazismo il diritto di veder valutata da un tribunale italiano un’istanza di risarcimento. Finora la Germania – come tutti gli altri Paesi – era stata ritenuta immune dalla giurisprudenza internazionale per quanto riguarda crimini di guerra e contro l’umanità. Tendenza confermata anche da una recente pronuncia della Corte dell’Aja del 2012. E su questo punto replica Berlino: “Il governo tedesco sta analizzando la sentenza – spiegano fonti del ministero degli Esteri all’Ansa – E in conseguenza di ciò saranno da decidere eventuali necessari passi, per far valere la concezione giuridica del governo tedesco, confermata appieno dalla Corte internazionale dell’Aja nel febbraio 2012″.

Cosa disse la Corte dell’Aja
La Corte internazionale dell’Aja, il 3 febbraio del 2012, ha stabilito come si diceva che non vi debba essere alcuna eccezione relativamente all’immunità degli Stati, per i crimini di guerra e quelli contro l’umanità. E in base a questo giudizio le denunce contro la Germania davanti al tribunale di un altro Stato sono inammissibili. Con questo, si fa notare a Berlino, la Corte internazionale ha confermato completamente l’impostazione giuridica tedesca. Un’impostazione alla quale non è stata apportata alcuna modifica.

La Consulta: “I diritti fondamentali prevalgono”
La sentenza della Consulta, redatta dal giudice Giuseppe Tesauroche è anche presidente e tra pochi giorni lascerà la Corte – ha una vasta portata. Soprattutto, in punta di diritto, ricompone una sorta di gerarchia tra due principi fondamentali: l’immunità degli Stati e la tutela per i crimini di guerra e contro l’umanità, stabilendo che in base alla Costituzione italiana, il primo deve recedere rispetto al secondo. E quindi non si può consentire che per rispettare l’immunità degli Stati dalla giurisdizione civile straniera, chi ha subito “atti quali la deportazione, i lavori forzati, gli eccidi, riconosciuti come crimini contro l’umanità” veda negata la possibilità di accedere alla giustizia e di essere risarcito.

Tra gli importanti punti fermi che gli alti magistrati hanno fissato con la loro decisione, quello per cui “i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e i diritti inalienabili della persona costituiscano un limite all’ingresso delle norme internazionali generalmente riconosciute alle quali l’ordinamento giuridico italiano si conforma”. La norma chiave che la Corte ha dovuto esaminare e che ha censurato è, infatti, la legge italiana che recepisce la sentenza dell’Aja, oltre alle legge del 1953 che ha recepito l’articolo 94 dello Statuto Onu, nel punto in cui nega la possibilità di intentare azioni risarcitorie.

Comunità ebraiche: “Sentenza storica”
“Una sentenza storica, esemplare: un passo verso la libertà e l’eguaglianza di tutti gli esseri umani e per eliminare qualsiasi ostacolo al corso della Giustizia” aveva commentato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. L’Associazione Vittime Civili di Guerra parla di “presa di posizione coraggiosa a tutela dei diritti umani”. “Sono contentissimo, hanno confermato tutto quello che sostenevo”, afferma Joaquim Lau, l’avvocato tedesco da anni residente in Italia che ha difeso le ragioni degli ex deportati. Per Lau la sentenza offre una tutela ad ampio raggio, che “copre” la stessa Germania. “La sentenza della Consulta – afferma infatti il legale – non solo riconosce il diritto degli italiani che furono deportati dai nazisti ad agire in giudizio per ottenere un risarcimento, ma in astratto tutela anche gli altri cittadini, incluso i tedeschi, affermando il principio che di fronte a crimini di guerra e contro l’umanità prevale il diritto al giudice in danno del principio dell’immunità giurisdizionale dello Stato responsabile”.

Quanto ai risarcimenti, la Consulta non entra nel merito, perché non spetta a lei decidere sui singoli casi: spiana solo la strada all’iter per ottenerli. Starà poi al tribunale valutare. Nel caso specifico, il tribunale civile di Firenze, dove pendono le cause intentate da Duilio Bergamini, deportato a Zeitz; Furio Simonicini, deportato a Mauthausen; e Luigi Capissi, ucciso in uno dei lager di Kahla-Thuringa e ora rappresentato dai suoi eredi.