Con le parole di Paolo Conte è possibile viaggiare, vedere un film, immaginare scene teatrali. La voce roca irrompe nel silenzio del palcoscenico della vita disegnando quadri d’autore. La fantasia prende il volo attraverso la luce della creatività. Tra sogno e realtà il senso della musica riempie gli spazi tra la pioggia parigina, la nebbia piemontese o il mare genovese. Il nuovo disco è pieno di invenzioni letterarie che scorrono dentro il tempo di ritmi perduti che ci conducono, immediatamente, ad epoche lontane. Epoche perdute e ritrovate grazie alla grande capacità di ricreare contesti con un’eleganza acustica sempre nuova e particolare. Ogni brano di Conte sembra scritto per ritrovarsi tra la magia di parole di vite enigmistiche attraversate da storie personali che in fondo si assomigliano. L’autore è straordinario nell’essere sempre uno speciale compagno di viaggio anche verso mondi lontani, fantastici o semplicemente costruiti con il pensiero.

Snob forse è il titolo provocatorio per essere differente da artisti troppo prossimi alla legge del mercato.

Conte è musicista da ricercare, come si cerca un libro rarissimo in biblioteche affascinanti dall’odore di carte antiche o di mappe preziose. La scelta di presentare il nuovo lavoro in una cantina rende molto bene l’idea della “vendemmia culturale” connessa al nuovo esempio di letteratura musicale di questo artista dal fascino felliniano e nello stesso tempo unico in un genere che racconta persone e luoghi con geniali intuizioni. Come un prestigioso vino d’annata eccellente, arriva questo ultimo disco e in un momento in cui tutto è superficiale la parola di Conte vola alta crescendo in profondità. Non ci resta che ascoltare un vero Maestro che insegna ancora una volta l’Arte della Musica.