Prima le “felicitazioni” per l’arrivo del neonato, e in allegato un assegno da 1.000 euro firmato dall’ex premier Silvio Berlusconi. Poi, cinque anni dopo, la richiesta di restituire il cosiddetto bonus bebè con tanto di multa: 3.000 euro. Motivo? La mancanza di chiarezza della lettera recapitata a 700.000 neogenitori italiani nel 2006, che nel dare il benvenuto al nuovo nato con un ‘dono’ da parte del secondo governo Berlusconi, il bonus appunto, non specificava se ad avere diritto all’assegno fossero i nuclei familiari con un reddito complessivo annuo di 50.000 euro netti oppure lordi. Così circa 8.000 famiglie in Italia, coloro che avevano dichiarato il reddito netto invece che quello lordo, tra cui la modenese Elena Fini, mamma di 4 bimbi, nel 2011 furono accusate dal ministero dell’Economia “di aver riscosso illecitamente il bonus bebè utilizzando un’autocertificazione mendace”, peraltro punibile penalmente, e multate. Per dirimere la questione servì un provvedimento sanatoria iscritto nella manovra bis del Ferragosto 2011, che cancellò la sanzione, lasciando per le famiglie solo l’obbligo di restituire i 1.000 euro.

“Fu un vero calvario – racconta a ilfattoquotidiano.it Elena Fini, residente a Formigine, in provincia di Modena, che nel 2006 si vide recapitare a casa la missiva firmata dall’ex premier – per un anno, tra la raccomandata della Ragioneria di Stato e l’intervento del Parlamento, io e mio marito vivemmo col terrore di Equitalia e di una condanna penale, senza che nessuno sapesse spiegarci cosa fare, come difenderci. Ora l’idea che il presidente del consiglio Matteo Renzi stia elaborando un nuovo bonus per le neo mamme mi lascia perplessa, mi sembra una trovata propagandistica come lo fu quella dell’ex premier Berlusconi. Non potrebbe il governo, invece, aiutare le famiglie abbassando la pressione fiscale? Questo sì che sarebbe di supporto agli italiani, che oggi non hanno né il denaro, né la sicurezza lavorativa necessaria a crearsi una famiglia”.

Elena Fini, come tanti altri, nel 2006 ricevette la famosa missiva berlusconiana, inviata indistintamente ai neogenitori a prescindere dal loro reddito: “Caro … Felicitazioni per il tuo arrivo! Questa è certamente la prima lettera che ti viene indirizzata. È il presidente del consiglio a scriverti per porti probabilmente anche la prima domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di 1000 euro?”. In allegato c’era l’invito a recarsi in posta con un’autocertificazione da compilare, in cui si dichiarava di avere un reddito “complessivo” non superiore ai 50.000 euro. Il bonus, infatti, era stato introdotto nella finanziaria del 2006 per premiare le famiglie per ogni figlio nato o adottato nel 2005, o per ogni secondo o ulteriore figlio nato o adottato nel 2006. Non era tuttavia specificato che tale importo fosse da considerarsi lordo, così circa 5 anni più tardi 8.000 famiglie, che invece avevano inteso la cifra al netto, ricevettero una comunicazione dal ministero dell’Economia, che le informava non solo dell’obbligo di restituire i 1.000 euro del bonus bebè “riscosso illecitamente” tramite la sottoscrizione di “un’autocertificazione mendace”, ma che “sarà fatta apposita segnalazione alla Procura della Repubblica”. Più una multa da 3.000 euro. Dopo molte polemiche la questione venne portata in Parlamento dalla deputata Pd Manuela Ghizzoni, e tramite la cosiddetta manovra bis di Ferragosto (2011) si decise di sospendere eventuali procedimenti penali a carico di mamme e papà in cambio della restituzione, entro tre mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, dei 1.000 euro di bonus bebè.

“Ma il concetto di bonus è di per sé una farsa – spiega Fini – lo Stato ha molti strumenti per aiutare le famiglie, ad esempio intervenire sui servizi, o sulle imposte, aumentare le tasse e poi regalare qualche euro a una singola categoria io la chiamo campagna elettorale. Vedo molte similitudini tra Berlusconi, che introdusse il bonus a ridosso della tornata elettorale del 2006, e Renzi: Entrambi escogitano manovre populiste per prendere voti”.

“Dobbiamo fare le dovute differenze – spiega invece Ghizzoni – Il caos che generò il bonus bebè fu dovuto a una cattiva gestione da parte del governo Berlusconi, nulla a che vedere con gli 80 euro annunciati da Renzi per le neomamme. In questo caso parliamo di un bonus calcolato sul reddito a erogazione triennale, non di un assegno una tantum. In più la misura si affianca ai 100 milioni di euro previsti da questa finanziaria per i servizi all’infanzia. Credo che questi due provvedimenti, da considerarsi in maniera congiunta, vadano nella direzione giusta”.