Per l’Unione Europea sono soldi stanziati per promuovere partenariati e iniziative sulle formazione, ma in Sicilia li utilizzano per costruire marciapiedi. L’ultimo paradosso nei rapporti tra Bruxelles e Palermo è tutto contenuto nel portale Opencoesione.gov.it, il sito web che monitora i progetti finanziati dall’Unione Europea alla Sicilia. I progetti finanziati sono 363, tutti o quasi in piccoli comuni siciliani: da Castellana Sicula, in provincia di Palermo, a Vittoria, fino ad arrivare a Marsala, Noto e Paternò. Finanziamenti iniziati nel 2010 dagli importi quasi identici, che oscillano tra i 114 e i 115mila euro l’uno, utilizzati per la “sistemazione”, il “rifacimento”, la “manutenzione”, perfino la “realizzazione” ex novo di marciapiedi. Solo che a leggere bene la scheda descrittiva di ogni singolo progetto si scopre che quel finanziamento proviene dal quarto asse del Fondo Sociale Europeo, ovvero il settore con cui l’Unione Europea finanzia i progetti sul “capitale umano”.

E infatti, sempre sul portale Opencoesione, si legge che obbiettivo di quei finanziamenti è “promuovere partenariati e patti formativi locali per la realizzazione di iniziative innovative a supporto della formazione e della qualificazione del capitale umano”. Ora, che in Sicilia i marciapiedi siano notoriamente bisognosi di manutenzione e lavori urgenti è un fatto notorio, il dubbio però è un altro: cosa c’entra la costruzione di banchine ai lati delle strade con i “i patti formativi locali” e la “qualificazione del capitale umano”? Dai vertici dell’ufficio programmazione dell’assessorato regionale alla Formazione spiegano che, per quei progetti, è prevalso il “supporto alla formazione” invece che la “qualificazione del capitale umano”, che i lavori di ristrutturazione di marciapiedi e banchine sono in realtà “cantieri scuola”. Tradotto: per formare e qualificare il cosiddetto capitale umano, in tutta la Sicilia si sono aperti cantieri per insegnare agli aspiranti muratori come si sistema il basolato dei marciapiedi. E nello stesso momento in cui a Bruxelles credono di investire nella iniziative innovative che supportano la formazione, in tutta la Sicilia si creano nuove banchine a ritmo continuo. Come dire che il futuro per i giovani siciliani è tutto lì: nella ricostruzione di marciapiedi ai quattro angoli dell’isola. Una situazione paradossale che non può non strappare una risata, ma che è solo uno dei cortocircuiti nei rapporti tra l’Unione Europea e la Sicilia.

I soldi con cui si finanziano i “marciapiedi formativi”, infatti, vengono dai Fondi Strutturali regionali relativi alla programmazione 2007/2013: nel piano operativo settennale alla Sicilia erano destinati 4 miliardi di euro, soldi da utilizzare per opere pubbliche, per la mobilità, per la cultura e appunto per la formazione. Solo che ad oggi la Regione Siciliana è riuscita a spendere solo poco più di due miliardi, circa il 52 per cento del totale: tutti i fondi non spesi entro il 31 dicembre 2015 saranno persi, ed è dunque molto difficile che in soli 14 mesi la Regione riesca a raddoppiare le cifre impegnate negli ultimi 7 anni. Un vero dramma aggravato dal fatto che, sempre entro la fine del 2015, bisognerà arrivare a spendere almeno il 72 per cento dell’intera cifra, e quindi poco meno di tre miliardi di euro, altrimenti l’isola rischia un taglio nei fondi che Bruxelles destinerà alla Sicilia nel prossimo piano operativo settennale 2014/2020. Nel frattempo da Capaci e Balestrate, fino ad Acate e Pozzallo i marciapiedi continuano a spuntare come funghi.

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