L’Italia è un paese meraviglioso. Paesaggio, cultura, città d’arte. Cuciniamo il cibo e produciamo il vino più buono al mondo. Abbiamo monti, colline e spiagge incantevoli. Insomma, siamo seduti su una miniera d’oro, un tesoro accumulato nei millenni grazie agli incroci ricorrenti tra la bellezza creata dalla natura e quella creata dalle donne e dagli uomini. Siamo stati davvero baciati dalla storia e dalla geografia.

Un paese mediamente normale, governato da persone mediamente intelligenti e magari anche oneste, avrebbe da tempo messo in campo politiche mediamente virtuose in grado di estrarre dallo “scrigno” a disposizione ricchezza, benessere, opportunità di lavoro e reddito per molti.

In fondo è quello che i costituenti immaginavano scrivendo l’art. 9 della Costituzione: “L’Italia tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della nazione”. Sembra quasi di sentire sussurrare un consiglio appassionato: “Voi che governerete il paese dovete coltivare i giacimenti italiani”.

E gli estensori del decreto Sblocca Italia l’hanno preso proprio alla lettera questo consiglio. Grazie allo Sblocca Italia sarà infatti tutta una coltivazione di giacimenti. Di petrolio e di gas. Noi, il paese del sole, del mare, degli approdi di Ulisse e di Enea, anziché investire, tutelare e porgere con grazia al resto del pianeta il patrimonio unico che abbiamo ricevuto in eredità, decidiamo di metterci a trivellare sulla terraferma e in mare, coltivare idrocarburi, accogliere pipeline nei pressi dei meravigliosi faraglioni di San Foca a Marina di Melendugno.

Un paesaggio unico e irripetibile. Che sarà ancora più unico quando accoglierà il Tap (Trans Adriatic Pipeline). Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha detto chiaramente che “il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato”. Ma queste sono parole da scrivere sull’acqua e dimenticare. Sono uno di quei lacci e lacciuoli che imbrigliano la ripresa del paese, che ne bloccano le meravigliosi sorti che lo attendono…

Così, il nostro premier, che si vergognava delle figuracce rimediate ai consessi internazionali dove si fa a gara a chi è più supino ai desiderata delle lobbies, ha twittato #sbloccaitalia. Un tweet micidiale che farà saltare dall’ingranaggio della macchina economica granelli di sabbia e macigni: burocrazia, sovrintendenze, comitati, sindaci retti, sentenze del Consiglio di Stato, art. 9 della Costituzione.

Lo Sblocca Italia è un manifesto sovversivo. Perché sovverte l’ordine delle cose. Perché mette davanti all’interesse collettivo quello delle multinazionali del petrolio e del gas, consegnando i codici di accesso per fare della bellezza italiana tramezzini da banchetto.

L’Italia. Baciata dalla storia e dalla geografia. Ma non dalla politica (cit. Dottor Drer Crc Posse).

Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2014