Non è stato un incidente, ma un'”impulsiva azione omicida” quella che ha spinto la guardia giurata Alessandro Popeo ad uccidere l’ex compagna Natascia Meatta lo scorso 17 settembre nel quartiere romano di Tor Bella Monaca. Il gip di Roma Benedetta Nicotra nell’ordinanza di custodia cautelare ha definito l’azione  dell’uomo “cosciente, volontaria e consapevolmente diretta a cagionare la morte”. Alla base della relazione, scrive ancora il giudice, c’era “un rapporto ambiguo di dare (il Popeo le procura la droga di cui entrambi fanno uso) e di avere (la Meatta in cambio cede alle sue richieste sessuali) che si trasforma in odio irrefrenabile sfociando in una impulsiva azione omicida nel momento in cui l’uomo percepisce di essere sfruttato”. L’uomo è finito in carcere con l’accusa di omicidio volontario, mentre si è sempre difeso affermando che il proiettile fosse partito inavvertitamente dalla pistola di ordinanza che aveva appoggiato su una mensola. Una versione dei fatti che non ha convinto gli inquirenti, la Procura di Roma ha indagato nel passato della coppia per ricostruire la dinamica dei fatti individuando il movente nell’incapacità di Popeo di “accettare e superare la fine di una tormentata relazione che si trasforma in una morbosa gelosia e sfrenato senso di possesso verso la persona amata”.  

“La pericolosità sociale di Popeo emerge chiaramente dalle modalità dell’azione omicida da lui commessa” scrive ancora il gip nell’ordinanza. Popeo infatti, “ha freddato la sua ex non curante della presenza della loro figlia di appena due anni facendola assistere attonita alla morte della mamma, dimostrando così una particolare protervia, una incapacità a contenere le proprie pulsioni violente e improvvise” e una “totale non considerazione della vita altrui”. Le perizie hanno inoltre individuato delle incongruenze nella dinamica descritta dalla guardia giurata perché, scrive il giudice: “anche a voler ritenere plausibili le giustificazioni dell’indagato circa la dimenticanza sull’assenza di sicura delle pistola e del colpo in canna, rimarrebbero non spiegati, in un quadro colposo, il fatto del posizionamento del dito sul grilletto e la pressione, non minima, esercitata”. 

Il 36enne ha scritto su Facebook un messaggio rivolto alla giovane uccisa: “Avrei evitato questo giorno alla nostra piccola per delicatezza e per cercare di lasciargli al massimo quel sorrisone che solo lei sa sfoggiare. La amo con tutto il cuore come ho amato te e ti giuro che farò del mio meglio per tornare a farle sentire quell’amore di cui era circondata, quell’amore che solo io e te sapevamo darle. Vi penso sempre, giorno e notte”.