Sul red carpet di Roma sfila un “corteo di evasi”. Tutto vero, anche se non si tratta di una commedia di Preston Sturges, bensì della passerella ufficiale del documentario Meno male è lunedì, presentato nella sezione Prospettive Italia, sesta regia del giornalista Rai Filippo Vendemmiati – David di Donatello 2010 per È stato morto un ragazzo sul caso di Federico Aldrovandi. Un lavoro di impegno civile, tutto incentrato su un gruppo di operai in pensione che torna ad insegnare il mestiere di metalmeccanico a quattordici detenuti dell’officina-azienda nata nel carcere della Dozza a Bologna. Via tacchi, scollature e lustrini per un tappeto rosso con il costume da “set” quotidiano: tuta da operaio per insegnanti e allievi, e poche ciance.

“Ringrazio la Festa di Roma che ci fa sfilare fuori dai luoghi comuni sul tema carcere”, spiega al fattoquotidiano.it il regista Vendemmiati, “proprio perché è un festival nazional popolare, dove si vedono commedie e il pubblico vota perfino il miglior film, noi abbiamo tentato una piccola provocazione sulla falsa riga del corteo sindacale, contro tutti gli atteggiamenti ‘evasivi’ su temi centrali come carcere, lavoro, solidarietà, impresa e valore della vita di ognuno”. Già, perché nella palestra della Dozza, diventata magicamente un’officina dove lavorano regolarmente quattoridici detenuti con pene superiori ai 5 anni, ci sono contratti di lavoro a tempo indeterminato e una produzione nel settore imballaggi con molta richiesta sul mercato, come previsto dal progetto ‘Fare impresa in Dozza’ a cui partecipano le aziende emiliano romagnole Gd, Ima e Marchesini Group. “In carcere si entra colpevoli, se la giustizia non ha sbagliato, e si dovrebbe uscire innocenti”, continua il regista di origine ferrarese, “secondo l’articolo 27 della Costituzione è un luogo di riabilitazione, a chi ha sbagliato si concede un’altra possibilità di ricostruirsi una vita, tanto che oggi alcuni dei detenuti dell’officina sono usciti e hanno trovato lavoro. Lì hanno imparato un lavoro altamente qualificato, ma anche a stare con gli altri”.

Meno male è lunedì richiama alla mente fin dal titolo la sfasatura di senso sul luogo comune che vuole il lunedì come giorno della settimana in cui ricomincia il peso del lavoro per il dipendente “normale”, mentre nell’officina della Dozza viene sentito come il giorno in cui si ricomincia a vivere: “Chi è il detenuto e chi è il tutor? Si chiedono alcuni personaggi che ho ripreso”, prosegue Vendemmiati, “il metalmeccanico Luigi, quello con la felpa Fiom nel film, parla “di incontro umano impressionante”. Io di quel clima di angoscia che si respira nei corridoi me ne sono liberato dopo alcuni giorni di riprese”. Ed è qui che il documentario di Vendemmiati prende corpo, nella trasformazione dei soggetti inquadrati ad un regime visivo di normalità e di accettazione, un artificio che si crea nel riprendere la realtà spazialmente delimitata e incombente: “Quando vidi quel capolavoro dei Taviani che è Cesare deve morire pensai che paradossalmente avrei dovuto metterlo totalmente da parte. Là il senso di morte era molto presente, io qui ho voluto mostrare la vita. Ho voluto usare gli strumenti del documentario, le musiche (dei Tetes de bois, ndr), i colori come fosse una commedia”. Certo, nel film c’è pure la battuta del collega del sindacalista/operaio che si lamenta dicendo di avere un figlio disoccupato che non trova lavoro, ma che ai detenuti del film firmano un “indeterminato”: “A chi ragiona così rispondo: dì a suo figlio di commettere un reato, farsi dieci anni di carcere e poi un lavoro lo ottiene. So che è una provocazione, ma ci sono fin troppi pregiudizi sui carcerati. Molti di loro, anzi tantissimi, una volta usciti ricascano nel sistema criminale, dargli questa opportunità fa solo che bene. Anche se c’è un altro pregiudizio che mi fa incavolare che è quello da effetto ‘gabbia da circo’: molti colleghi giornalisti hanno chiesto se potevano avvicinarsi ai detenuti sul red carpet. Che inutile diffidenza, mica sono tigri in gabbia”.

Tre macchine da presa, centinaia di ore di girato (“potrei farne una serie tv”) per Meno male e lunedì inizia il percorso dei festival e delle proiezioni istituzionali, ma un’altra idea alla voce educazione civica rifulge nella testa di Vendemmiati: “Spero che con questo lavoro il carcere smetta di essere un tabù. Penso che addirittura le scuole superiori dovrebbero andarci in visita. A Padova già avviene per 5mila studenti. Dietro le sbarre ci sono persone uguali a tutte le altre. L’errore di finirci dentro può capitare a chiunque, nessuno escluso”. 
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