Ma i mercati sono davvero razionali? In questi anni di crisi decine di economisti hanno raccontato gli abbagli in cui sono incorsi gli investitori nel mondo (considerare il debito greco rischioso come quello tedesco, pensare che i prezzi delle case negli Stati Uniti potessero crescere all’infinito, dare per morto l’euro ecc.). Eppure si resta sempre stupiti a vedere la volatilità dei mercati. Nell’ultima settimana il semplice dato che le vendite al dettaglio negli Stati Uniti a settembre sono andate un po’ peggio delle attese, -0,3 per cento, ha scatenato un mezzo terremoto. Idem l’ipotesi che, per bizantini incroci della politica greca, Atene potesse andare a elezioni anticipate rimettendo in discussione un programma di austeritàe riforme che è giunto quasi all’epilogo e che comunque non darà mai i risultati attesi.

In compenso la Germania è quasi in recessione, la Cina sperimenta il più pesante rallentamento dall’inizio della crisi (cresce “solo” del 7,3 per cento nell’ultimo trimestre), la Francia non accenna a ridurre il suo deficit al 4,4 per cento del Pil e l’Italia presenta una legge di stabilità che rifiuta i vincoli europei, eppure di tutto questo non c’è praticamente traccia sui listini e nei mercati obbligazionari. Anche l’imminente presentazione degli stress test sule banche europee non sembrano togliere il sonno ai trader. Morale: i mercati non sono razionali, si agitano per minuzie di giornata e non sembrano temere disastri ben più concreti.

Alcuni commentatori sottolineano la distinzione tra investitori “fast trading” e quelli “real money”, cioè tra chi specula sulle oscillazioni minimali e chi invece che ad algoritmi si affida al proprio cervello. Spiegazione consolante. Ce n’è una più inquietante, che si può dedurre reggendo i report delle banche e i commenti dell’Economist o del Financial Times: c’è un effetto gregge di cui pochi sono consapevoli, si formulano certezze dalle scarse fondamenta fattuali che muovono miliardi di euro per mero spirito emulativo. Le verità pericolose di cui sembrano convinti i grandi investitori sono queste: basta spingere abbastanza al ribasso i listini e la Federal Reserve lancerà un altro quantitative easing (acquisto massiccio di debito pubblico Usa); l’economia europea che continua a deludere è una buona notizia perché così la Bce sarà costretta a lanciare il suo quantitative easing; gli stress test faranno un po’ di rumore ma nessun dramma; in Cina non c’è nessuna bolla davvero preoccupante (banche ombra, società pubbliche zombie, bolla immobiliare, avete l’imbarazzo della scelta).

Prima o poi qualcuno metterà in dubbio queste certezze prive di riscontri e saranno guai, altro che le oscillazioni di questi giorni.

Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2014