Anno 2006. Il presidente della Regione Claudio Burlando, in qualità di commissario straordinario del Fereggiano, propone di avviare lavori per realizzare in due tratti, a monte e a valle di Largo Merlo (quartiere di Quezzi bassa), la tombinatura (ossia la copertura) del torrente che scorre da Quezzi, dove Burlando è nato e ha vissuto da ragazzo, figlio di un “camallo” del porto di Genova, fino alla confluenza col Bisagno, nei pressi dello stadio Luigi Ferraris. In cassa c’è il residuo di un finanziamento non utilizzato, circa 5 milioni di euro, che andranno a finanziare l’opera. La decisione di realizzare gli interventi spetta alla Provincia di Genova.

Gabriella Minervini, direttrice del Dipartimento Ambiente della Regione, indirizza una lettera alla Provincia di Genova nella quale esprime perplessità e mette in guardia dai rischi cui si andrebbe incontro prolungando la copertura del bizzoso torrente che nel 2011 – ma questo ovviamente nessuno poteva saperlo – sarebbe esondato provocando la morte di sei cittadini genovesi. Minervini sottolinea che gli interventi proposti non sono congrui rispetto al Piano di Bacino, che è il testo di riferimento in materia. E mette giù, nero su bianco, queste parole: “ln conclusione. per quanto su esposto, allo stato delle conoscenze, si ritiene inappropriata la modifica al piano di bacino di che trattasi, la cui effettiva necessità dovrebbe essere attentamente valutata. Si deve infine rilevare, che, per il caso di specie, allo stato attuale, il punto di riferimento per la sistemazione idraulica del rio Fereggiano non può che essere rappresentato dal progetto preliminare elaborato, ai sensi della L. 109/94, dal Comune di Genova su finanziamento regionale ex DGR 347/02, così come approvato dagli Enti competenti in conferenza dei servizi nel 2004 (lo scolmatore, ndr). Ciò non toglie, peraltro, che sia possibile valutare soluzioni differenti allo scopo di risolvere problematiche ulteriori rispetto alla sola sistemazione idraulica, in funzione delle specificità del caso e al fine di ovviare a possibili situazioni di pericolo e di garantire la tutela igienico-sanitaria e della pubblica incolumità, anche in relazione ad aspetti di tipo viabilistico. Si resta in ogni caso a disposizione per una valutazione congiunta della complessa materia”. È una chiusura al progetto, ma non così netta, vista la conclusione dialogante e possibilista del parere rilasciato da Minervini. E infatti si va avanti. Si mette a gara l’opera che viene realizzata. A monte di Largo Merlo sono demoliti tre edifici nel greto del torrente e sulla copertura viene realizzato un parcheggio, con i problemi legati alla presenza di automobili su un rivo. A valle si prolunga la copertura verso via Fereggiano, sebbene sia opinione concorde che soltanto la realizzazione dello scolmatore (che resta tuttora nel libro dei sogni) costituirebbe la soluzione prudenziale per domare le acque del bizzoso rio.

Il vicepresidente della provincia di Genova, Ezio Tizzoni, un mese dopo, nel marzo 2006 indirizza una lettera al Dipartimento Ambiente della Regione (dunque la dottoressa Minervini) al presidente Burlando e all’assessore regionale all’ambiente, Zunino. “In particolare per l’intervento relativo alla possibilità di proseguire la tombinatura a monte di Largo Merlo, a fronte della previsione di realizzazione dello scolmatore del Bisagno (pur lui rimasto sulla carta, ndr), valutata la non opportunità di prevedere il totale rifacimento della copertura esistente sotto Largo Merlo per evidenti motivi di ordine sia urbanistico-viabilistico che economico, il prolungamento di tale copertura per un breve tratto verso monte, in direzione dell’opera di presa dello scolmatore del Bisagno, è risultato l’intervento più efficace per mitigare l’attuale rischio di esondazione duecentennale sino a quando non venga realizzato Io scolmatore, fermo restando che, anche in futuro, in presenza dello scolmatore funzionante, il conseguimento della sicurezza idraulica per la portata duecentennale lungo l’alveo storico rappresenterà in ogni caso un obiettivo coerente per lasciare il territorio in condizioni di maggior sicurezza rispetto all’attuale. Analogo ragionamento è stato sviluppato per quanto concerne la prosecuzione della copertura a monte di via Fereggiano, nel tratto a valle di Largo Merlo: in questo caso purtroppo permarrà, anche a seguito della realizzazione della galleria scolmatrice, un rischio idraulico connesso alla carenza di adeguati franchi, rischio che la progettazione predisposta dal Comune risolveva prevedendo l’ipotesi del completo rifacimento di questa copertura sino alla confluenza Con il Bisagno, con un costo stimabile in svariate decine di milioni di euro e complessità esecutive notevolissime. Si deve ricordare che il Comune di Genova bandì nei primi anni ’80 un appalto concorso per il complessivo rifacimento delle coperture del T. Fereggiano al quale non fu dato seguito per le complessità realizzative dell’opera essendo stata preferita in allora altra soluzione”.

Tizzoni conclude così: “Il nuovo intervento previsto dal Piano di Bacino fra via Fereggiano e Largo Merlo si colloca quindi in una logica di possibile fattibilità per il conseguimento della mitigazione del rischio una volta completata la realizzazione dello scolmatore in particolare in ordine a valutazioni idrauliche, urbanistiche ed economiche”. Ossia Tizzoni dice: facciamo la copertura ma sappiate che se non si fa lo scolmatore i rischi legati al regime idraulico del Fereggiano restano intatti. Un paio di perizie tecniche (firmate dai geologi Alfonso Bellini e Mario Mancini) vanno oltre e segnalano “le situazioni di criticità” (ulteriore) che si creerebbero con le due coperture ma l’opera è decisa e realizzata. Burlando commenta: “Io non ho mai avuto una struttura commissariale, tant’è vero che Minervini non indirizza a me la sua lettera. Né ho io deciso le opere di copertura, che erano di competenza della Provincia, la quale ha deciso in base alle osservazioni del vicepresidente Tizzoni. Escludo di aver pensato con quegli interventi di mettere in sicurezza il Fereggiano, il problema, lo abbiamo visto con l’alluvione del 2011, è a valle, col “tappo” che si forma in corrispondenza di via Fereggiano bassa. Ma è un fatto che trasferendo le venti famiglie che abitavano nelle tre case in riva al torrente abbiamo salvato delle vite umane“. Senza lo scolmatore, comunque, i rischi restano. E ci vorranno anni prima di dichiarare il cessato allarme sul Fereggiano. Nel frattempo la gente di Marassi prega.