Tra le proposte di questa nona edizione ce ne sono non poche ad essere in programma per l’uscita nei cinema. Tre di questi titoli, profondamente diversi, sono  il grandioso documentario di Wenders ‘Il Sale della Terra’, il raffinato dramma di ‘Last Summer’ e la commedia amara di Risi ‘ Tre Tocchi’

Questa volta Wim Wenders è riuscito a superare la sua arte abbracciando quella di Sebastião Salgado trasformandola in un meta-documentario impreziosito dalla co-regia di Juliano Ribeiro Salgado (il figlio). La linea biografica del fotografo brasiliano e un tutt’uno con il suo lavoro monumentale sull’uomo e il suo mondo: sale e terra del titolo per il regista tedesco, The Salt of the Earth (al cinema dal 23/10) per gli spettatori del globo che sgraneranno gli occhi guardandolo. Dalle radici ataviche tra le ripide miniere della Serra Pelada agli appostamenti in Siberia per gli scatti ai trichechi con Juliano le difficoltà sono state le più impensabili. Raramente un doc è di gran lunga più avventuroso di qualsiasi script di genere. La qualità delle immagini si potrebbe sintetizzare come Salgado elevato a Wenders. O il contrario chissà. Non solo potenza di colori e forme che raccontano del nostro pianeta in maniera enciclopedica – aggiungendo un altro straordinario volume alla filmografia doc sulle arti del maestro tedesco – ma un approccio antropologico sulle piccole comunità andine, e non solo, immortalate dal fotografo dagli anni ’70 fino al genocidio ruandese e passando per la guerra in Bosnia e la carestia somala. Vita, morte, ecologia, economia e storia si susseguono in un Cantico del Mondo d’immagini sontuose da cui spuntano la voce e la testa di Salgado e le riflessioni di Wenders sull’uomo e il suo obiettivo. Si sfonda ogni didascalia avvolgendo il pubblico in un viaggio alla Mister Fog possente e incredibile. Ma reale. Niente artifici se non quello dell’otturatore che cattura corpo e anima in un agognato clic, e la telecamera ad accarezzare questo maestro da “Nobel per la Pace” (come lo vorrebbe Wenders) che ha condiviso famiglia e distanze con la moglie inseparabile e geniale manager Lélia Wanick Salgado.

Rinko Kikuchi è invece una madre che passa quattro giorni in barca con il figlioletto prima di separarsene per un lungo periodo. Last Summer lascia lo spettatore a crogiolarsi tra le lussuose architetture nautiche della Wally Esence (43m di yacht velico da sogno), offrendo una sceneggiatura criptica focalizzata sull’incomunicabilità tesa e silente esercitata dall’equipaggio intorno alla donna e al piccolo e meraviglioso esordiente Ken Brady. Vero artefice della situazione l’ex-marito miliardario e assente. Il non detto è talmente tanto che può destabilizzare in un mal di mare da grande schermo, o, lasciandosi andare ai flutti dell’anima, rapire per la straordinaria sintesi narrativa, estetica e geometrica tra l’emotività repressa dei personaggi, il mare di Otranto e l’imbarcazione lussuosa. È talmente vivido che può rasentare anche la noia insieme a sensazioni che costellano la vita in momenti spiacevoli. Ma questo è il lavoro sporco del dramma che autori e regista impongono con classe e senza risparmiare allo spettatore la dorata pillola del bello di cui si nutre tutta l’opera. Film italiano dal Festival di Roma (uscita il 30/10), prezioso e cosmopolita anche nella crew: spiccano Milena Canonero ai costumi, e alla produzione con Elda Ferri; per la sceneggiatura anche Banana Yoshimoto e l’autore di graphic novel Igort; e il regista Leonardo Guerra Seràgnoli.

A sedici anni dall’Ultimo Capodanno Marco Risi torna con un film corale dalla struttura espansa su un’intera Roma. Con Haber, Fiorello e compagnia bella davvero c’era la corsa al botto del 2000. Qui invece un manipolo di attori di vita e carriere claudicanti si prepara per il provino della svolta con un regista “fresco di Oscar”. Giocando i protagonisti nella squadra di calcio che fu di Pasolini, l’Italiana Attori, la drammaturgia irriverente di Tre tocchi (uscita il 13/11) costruisce gioco e azioni. E segna pur subendo. Come una partita ha i suoi picchi emotivi e qualche occasione sprecata. Tanti guest e cameo in questo progetto con l’ambizione di aprire non le segrete del mondo intimo di un solo attore, ma quelle di ben sei. Operazione in parte riuscita e in altra meno, con episodi dubbi. Belle performance per Paco Reconti, Leandro Amato, Vincenzo Di Michele e Massimiliano Benvenuto. Palla al pubblico.