Il tema degli effetti della crisi sulla salute e sul sistema sanitario appare drammaticamente sottolineato dalle scelte contenute nella Legge cosiddetta di stabilità, che andranno a pregiudicare pesantemente la possibilità di assistere i cittadini (e i migranti) con problemi di questo genere. Ciò è stato rilevato in modo unanime dai presidenti delle Regioni, istituzioni alle quali com’è noto è affidata per la gran parte la gestione dei sistemi sanitari. Compresi i fedelissimi di Renzi, come Chiamparino, mentre Maroni annuncia l’inevitabile chiusura di vari ospedali. Le scelte contenute in questa legge rispecchiano ovviamente la strategia attuata dal Presidente del Consiglio: continuare a distruggere le strutture che, fra mille problemi e perduranti insufficienze, garantiscono il diritto universale alla salute, salvo erogare, con una piccola parte delle somme in tal modo “risparmiate” umilianti mancette. Esemplare da tale punto di vista la scelta del bonus bebé di 80 euro cash, da spendere per acquistare, magari, mezzo passeggino, mentre con la somma in tal modo stanziata si sarebbe potuta rafforzare la gracile struttura di asilo-nido sempre più scarsi ed inaccessibili, dando anche un contributo alla crescita occupazionale nel settore. E per chi non si accontenta delle mancette c’è sempre la possibilità di ululare contro il capro espiatorio dei migranti additati come i veri responsabili della crisi dello Stato sociale, sport in cui eccellono Salvini e Grillo, sperando di lucrare in tal modo un bonus elettorale fondato sull’ignoranza e il disorientamento di un corpo elettorale sempre più allo sbando.

Ma smantellare il servizio sanitario costituisce una scelta gravissima destinata a produrre conseguenze di medio e lungo periodo che comporteranno, per la società intera, un costo ben maggiore dei soldi risparmiati tagliando la spesa relativa. In tale contesto giungono utili le informazioni e riflessioni contenute in un articolo di David Stuckler e Sanjay Basu apparso recentemente su Le Monde diplomatique, che mette a confronto le scelte opposte compiute, di fronte alla crisi, da due Paesi entrambi gravemente colpiti dalla stessa: Islanda e Grecia. Nel primo caso, il popolo islandese ha respinto, con un referendum, la soluzione di assorbire il debito delle banche tagliando la spesa sociale, che è stata anzi ulteriormente aumentata. I risultati sono stati positivi sia in termini di salute che sul piano strettamente economico, come riconosciuto dallo stesso Fondo monetario internazionale. In Grecia invece la pressione della trojka ha impedito l’espressione della volontà popolare sulle scelte da compiere. Ne è risultata l’applicazione del pesantissimo piano di “austerità” deciso a livello europeo, con un drammatico peggioramento dei livelli di assistenza sanitaria, la fuga delle imprese farmaceutiche dal Paese,  l’aumento del tasso dei suicidi, la recrudescenza delle epidemie, in particolare Aids e malaria. Lo stesso Fmi ammetteva di avere sottovalutato gli effetti negativi della “cura” imposta, mentre cinicamente la Merkel esaltava il valore di esempio del trattamento cui era stato assoggettato il popolo greco. Colpirne uno per educarne ventotto.

Fra le due strade scelte, dare la priorità al conseguimento degli obiettivi irrazionali imposti dall’Europa e dalle istituzioni finanziarie internazionali ovvero alla salute della popolazione, Renzi sembra optare decisamente per la prima, come dimostrano le scelte contenute nella Legge di stabilità, che, come denunciato dalle stesse Regioni, comporteranno inevitabilmente un peggioramento ulteriore dell’assistenza sanitaria.

Il tutto mentre incombono nuove epidemie e minacce di tipo ambientale alla salute della popolazione, per effetto dell’inquinamento senza freni da parte di aziende corrotte colluse con le varie mafie. La reazione contro il nuovo flagello dell’Ebola è indicativa del livello di intelligenza e civiltà. Mentre i demagoghi xenofobi nostrani additano all’opinione pubblica i nuovi untori, identificati con i migranti, ai quali molto spesso non è consentito di curarsi, Cuba e l’Alba (allenza fra i Paesi latinoamericani progressisti) decidono di intervenire inviando medici e medicinali direttamente nei focolai dell’infezione, come riconosciuto perfino dal vicepresidente statunitense Kerry. Intanto l’Europa si chiude a riccio e continua a bastonare al proprio interno i ceti meno abbienti, che potranno sempre consolarsi scaricando odio e frustrazione sugli immigrati.