Ci risiamo. I violenti protestano e manifestano. A Bologna, Torino, sono sempre loro. I poliziotti a tentare di fermarli. Sbagliano. Così ha detto Landini e lo dicono quasi tutti i difensori del diritto (sacrosanto) di manifestare. La polizia sbaglia a caricare, deve aspettare, non deve usare i lacrimogeni, né i manganelli. Si dirà che questa è demagogia. E vogliamo essere demagocici; ma c’è la rischiamo volentieri. Con le regole davanti, però. Quelle (ignorate) sul diritto al dissenso e a manifestare, quelle sul dovere di difesa dei deboli, sui poteri delle forze dell’ordine, sulle regole di ingaggio, sull’uso della violenza da chiunque perpetrata.

In tutto questo, vogliamo per una volta dirci che sarebbe molto bello non vedere le cariche perché nessuno si presenta a manifestare mascherato e armato? A chi dovrebbe rivolgersi il cittadino che ha il sacrosanto diritto di passeggiare con la famiglia al centro di Bologna e non essere attaccato da infingardi che mettono a ferro e fuoco la città? Quanti sanno che di fronte ad una evenienza del genere alla polizia solamente è consentito, con tutte le cautele del caso, di difendere quel cittadino che frequenta le strade della città? E che se la polizia sbaglia paga di più dell’incappucciato di turno?

L’uso eccessivo della forza è reato previsto per i tutori dell’ordine, ed è giusto che resti. A quando un reato analogo per i manifestanti non pacifici? I violenti subiscono al massimo un fermo, di 48 ore, poi fuori, a meno che non abbiano fatto di peggio del lanciare sassi e terrorizzare una comunità. Si deve arrivare all’omicidio o alla strage, più o meno. E qualcuno dovrà prima o poi prendere il coraggio a due mani per fare almeno tre cose: modificare le leggi lassiste sul diritto a manifestare; rendere noti (e rafforzarli) i reali poteri delle forze dell’ordine, ad oggi non sufficienti a tutelare la loro ed altrui incolumità; indagare su chi li finanzia, perché le bombe carta e le armi costano.