Il tentativo di tagliare i costi della politica avrebbe generato un danno erariale da oltre 300mila euro. Secondo la magistratura contabile, la delibera del consiglio comunale di Pisa del 9 giugno 2005 con cui si permetteva a ciascun consigliere di incassare un’indennità forfettaria mensile aumentata da 671 a 800 euro lordi in alternativa al cumulo del gettone di presenza diminuito da 103 a 80 euro a seduta, avrebbe infatti comportato dal 2005 al 2007 un aggravio di costi pari a 317mila euro. Per questo motivo la sentenza d’appello della Corte dei conti ha condannato al risarcimento del danno erariale l’ex sindaco Ds di Pisa Paolo Fontanelli (ora deputato Pd questore della Camera), due dirigenti di Palazzo civico (il segretario comunale supplente Pietro Pescatore e il dirigente del servizio risorse finanziarie Claudio Sassetti) e 15 consiglieri comunali (in gran parte Ds o Margherita) che votarono a favore della delibera (Fi, An e Prc contrari o astenuti). Ciascuno dei condannati dovrà versare circa 17mila euro a testa, rimborsando così anche le indennità poi ugualmente incassate da quei consiglieri che si astennero o che votarono contro.

“E’ una sentenza sorprendentemente ingiusta che si basa soltanto su una valutazione parziale della questione”, dichiara a ilfattoquotidiano.it Fontanelli, primo cittadino di Pisa dal 1998 al 2008. L’obiettivo di quella delibera, sostiene, era spingere un numero sempre maggiore di consiglieri a scegliere l’indennità forfettaria: “Non volevamo che con la scusa del gettone si tendesse a convocare sedute poco utili“. Perchè allora la Corte dei conti avrebbe confermato la condanna? Secondo Fontanelli la magistratura contabile si sarebbe soffermata soprattutto sulla differenza di costo tra cumulo di gettoni e indennità forfettarie “senza però debitamente considerare la riduzione delle spese legate al contenimento delle riunioni”. Il deputato Pd tira ad esempio in ballo “i costi relativi al personale, allo staff o altri aspetti legati allo svolgimento dei consigli”.

Fontanelli parla perciò di una “valutazione parziale” da parte dei giudici. E rilancia: “Grazie a questa manovra il Comune ha in realtà risparmiato, siamo in grado di dimostrarlo”. Poi precisa: “E’ paradossale: sono stato condannato a pagare 17mila euro poichè ho votato a favore della delibera come gli altri consiglieri ma in realtà da questa mossa io non ho guadagnato nulla poichè godevo già dell’indennità di sindaco“. L’ex sindaco è stato condannato poiché, così come gli altri due dirigenti, avrebbe dovuto vigilare sulla questione: “Anche questo mi sembra paradossale: dovrebbe essere il consiglio comunale a vigilare sul sindaco, e non il contrario”. La sentenza di primo grado del 2012 aveva condannato Fontanelli, tre dirigenti comunali e 24 consiglieri comunali: a seguito di alcuni approfondimenti istruttori la stima del danno erariale passò però da circa 320mila a 64mila euro. La sentenza d’appello conferma invece le prime stime. L’avvocato Giuseppe Toscano, difensore di gran parte dei politici coinvolti, consiglierà di ricorrere alla Cassazione: “E se necessario – ha dichiarato all’Ansa – anche alla Corte di giustizia europea”.