“Ti sembra di lottare con un mare in tempesta. Ti senti instabile, e fai uno sforzo enorme per non far percepire questo ai tuoi alunni”. Così Irene Federico, insegnante precaria napoletana, descrive la sua condizione lavorativa nella scuola italiana. Lo fa da un ostello di Livorno. “Alle convocazioni, il posto viene assegnato e si inizia a lavorare dal giorno dopo, quindi – racconta ai microfoni de ilfattoquotidiano.it – non si ha il tempo necessario a trovarsi una casa in affitto”. “Questo lavoro l’ho scelto – spiega – perché i ragazzi ti danno quella forza che lo Stato non ti dà”. Irene – in otto anni di lavoro – ha cambiato 7 scuole medie in 3 province diverse: in Valtellina, a Pisa ed ora Livorno. Riceve 1300 euro di stipendio, una somma che basta a malapena per le esigenze di base: “500 euro di affitto, 300 euro di spese per la macchina, 10 euro al giorno per mangiare e lo stipendio è già finito”. Infine l’ultima beffa: il piano scuola del governo Renzi prevede un nuovo concorso per assumere gli insegnanti, ma consente l’accesso anche ad un ampio numero di laureati senza esperienza alcuna: “Almeno ci riconoscano gli anni di servizio” è l’appello di Irene  di Max Brod