Matteo De Pietri, 32 anni, archivista di Savona ma residente a Bologna, è stato condannato in primo grado in rito abbreviato a 8 mesi di detenzione domiciliare (con possibilità di recarsi a lavoro) per gli scontri con la polizia di sabato 18 ottobre in occasione del comizio di Forza nuova. I reati sono quelli di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Nonostante il pm Antonello Gustapane avesse chiesto due anni, il giudice Rita Zaccariello ha applicato una pena più lieve bilanciando le aggravanti contestate dall’accusa con le attenuanti generiche. Ora si attendono le motivazioni per capire di più sulla decisione. Tuttavia sarebbe stata respinta, oltre a quella per “aver agito per suggestione di una folla in tumulto”, anche l’applicazione dell’attenuante comune prevista dal codice penale per chi agisce “per alto valore morale e sociale”. Una attenuante chiesta dagli avvocati difensori dell’imputato, Elia De Caro e Gian Andrea Ronchi. De Pietri infatti, è stata la tesi della difesa, era sceso in piazza assieme ad alcune centinaia di persone anche per rispondere al messaggio lanciato del gruppo di estrema destra fondato da Roberto Fiore: “Forza Nuova – si legge in un post su Facebook che annunciava la manifestazione del 18 ottobre – ritiene doveroso dare una risposta forte a quanti ritengono di utilizzare l’antifascismo e la democrazia (che noi non riconosciamo) per fare delle piazze italiane luoghi per iniziative violente e liberticide”.

Ed è proprio su quelle quattro parole – “che noi non riconosciamo” – che gli avvocati hanno basato parte della loro difesa dell’imputato. “Chi agisce per vietare una manifestazione di Forza nuova agisce per particolari motivi di ordine morale e sociale”, spiega l’avvocato De Caro a ilfattoquotidiano.it. “Forza nuova ha detto che si era lì radunata contro l’antifascismo e la democrazia, valori in cui non si riconosce. E siccome in questo Paese a tutt’oggi vige un ordinamento democratico abbiamo sostenuto che chi era mosso ad agire lo era per un fine solidaristico. Il nostro assistito non è sceso in piazza per avere un suo guadagno personale”.

De Pietri, con un casco in testa, era stato arrestato e portato via dalle forze dell’ordine durante gli scontri. Prima della carica degli agenti di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, alcuni manifestanti avevano lanciato diversi razzi, sia in direzione del presidio di Forza nuova, sia in direzione delle forze dell’ordine. Queste erano state schierate proprio perché la manifestazione antifascista non raggiungesse il centinaio di militanti forzanovisti radunatisi da tutta Italia in Piazza San Domenico. Nei momenti della carica, oltre al rumore di bottiglie di vetro lanciate, si era sentito il botto fortissimo di diverse bombe carta. Bilancio per le forze dell’ordine: 19 agenti feriti, due di loro portati via con le ambulanze. “De Pietri non ha lanciato razzi, né gli era stata imputata questa accusa. Lui rispondeva solo della resistenza e delle lesioni risalenti al momento in cui è stato bloccato dagli agenti”, ha spiegato De Caro che ha anche annunciato ricorso in appello contro la condanna.

Durante il processo in mattinata i gruppi che avevano partecipato alla manifestazione di sabato si sono radunati in presidio davanti ai palazzi di giustizia in solidarietà con De Pietri e per protestare contro sindaco e questore accusati di avere permesso una manifestazione di Forza nuova in una città come Bologna. “Le teste rotte sono le nostre, le schiene piegate sono le nostre, le braccia spezzate sono le nostre. Poliziotti contusi? Può capitare nel dissenso, ma non facciamo dei carnefici delle vittime”, hanno spiegato i manifestanti lunedì mattina. “Stiamo raccogliendo foto e filmati, produrremo una contro-inchiesta sul sangue in via Farini”. Poche ore prima degli scontri in piazza San Domenico infatti, lo stesso corteo si era già affrontato con le forze dell’ordine tra via Farini e via Castiglione. E in quell’occasione un attivista del corteo era rimasto ferito alla testa, tanto che era dovuta accorrere una ambulanza.