Il terremoto de L’Aquila. La crisi economica. La migrazione verso il Nord. Un ragazzo e una ragazza, oggi. Il poetico e generoso microcosmo di anime alla Giorgio Diritti si schiude nuovamente al suono immaginato dello sferragliare delle ruotine di un trolley. Questa volta, però, la macchina da presa del regista bolognese (“Il vento fa il suo giro”, “Un giorno devi andare”) è rimasta a riposo. Tocca alla parola scritta del suo primo romanzo, “Noi Due” (Rizzoli): protagonista la coppia di coetanei Alice e Carlo, nemmeno sessant’anni in due, all’alba di un possibile futuro iniziato scavalcando con i propri bagagli le macerie di una ricostruzione infinita e fasulla, per cercare il loro posto nel mondo: lui è stato assunto come designer in un’azienda del bolognese che produce innovativi reggiseni; lei come assistente sociale in una casa-famiglia di Genova.

Nell’Emilia a due passi da un altro terremoto recente si respira aria di antiche tradizioni e di nuove ingiustizie socio-economiche; nella città ligure il tempo è impregnato dei ricordi popolari stampati sui muri dei carruggi e l’insofferenza come il dolore degli ultimi non vede mai la parola fine. Tra i due è distacco doloroso, ma il mondo narrativo di Diritti concede sempre un’ultima disperata possibilità di conciliazione e amore. “Con questi due ragazzi ho voluto raccontare l’Italia di oggi”, spiega il 55enne Diritti al fattoquotidiano.it, “nella staticità del post terremoto che devono vivere loro malgrado, nella fase di non sviluppo del contesto in cui si trovano, provano la necessità di sradicarsi, gesto che però li porta inevitabilmente a dividersi. Estremizzando, Carlo rappresenta le istanze di una cultura capitalistica/consumistica, Alice i valori della condivisione e della comunità. E visto che a mio avviso il valore del Pil che cresce, o che scende, non vuol dir nulla, la grande scommessa per il futuro sta nel risolvere i problemi sociali ed economici mettendosi insieme. Dirò una cosa banale: una grande pietra una persona sola non riesce a muoverla, quattro o cinque insieme la spostano”.

Ed è un’Italia non priva di disparità terribilmente quotidiane, quella raccontata da Diritti, tra concorsi pubblici tentati e mai vinti, intrallazzi di gonne e invidie dietro la porta: “Nonostante la determinazione e l’ostinazione a trovare un loro posto nel mondo, la sensazione è che per questo mondo di giovani ci sia un forte senso di rassegnazione. La mia generazione, per fortuna, ha potuto scegliere che strada intraprendere, è stata meno condizionata da ciò che le accadeva intorno. Poi sono arrivati gli anni ottanta che hanno iniziato a rovinare il cervello delle persone. Il berlusconismo ha un peso enorme come causa, atteggiamento poi dilagato in una mentalità consumistica sposata oggi, ad esempio, da certe élite arricchite di russi o cinesi”.

Tanti i riferimenti all’attualità in un racconto che sembra estrapolato dalle vicende di un nostro conoscente di pianerottolo: “La politica è sempre più distante dai bisogni primari delle persone. Ci si concentra tanto nella cancellazione dell’articolo 18 quando in Italia sarebbe ben più importante una legge di risarcimento e successiva espulsione per chi fa un danno alla collettività come chi ruba con il Mose o per l’Expo. Dovremmo avere la forza di una reazione netta”.

Cresciuto alla scuola di Ipotesi Cinema con Ermanno Olmi, dopo corti, documentari e lavori di postproduzione con la sua Arancia Film, Diritti è esploso relativamente avanti con l’età, grazie all’exploit dell’opera prima di fiction, Il vento fa il suo giro (2005), produzione e distribuzione indipendente rimasta un anno e mezzo in cartellone al cinema Mexico di Milano: “Non è detto che Noi Due non diventi un film”, conclude, “ora sto pensando ad un nuovo film, una coproduzione italosvizzera con un budget alto. Ogni tanto vado su in Piemonte dove con il mio sceneggiatore, Fredo Valla, ho fondato L’Aura Scuola di cinema di Ostana: lì non cerchiamo di dare una formazione che spesso molti giovani del settore hanno già. Semmai vogliamo scovare e aiutarli nella loro sensibilità, qualcosa che gli sia utile per il futuro. Come iniziare a riflettere sul fatto che il denaro, in questa società, non deve può più essere un fine, ma un mezzo dell’esistenza”.