Nei mille rivoli nei quali si è scomposta, fra polemiche, accuse e indecenti scaricabarile, il dopo-alluvione a Genova, corre sottotraccia lo scontro fra il sindaco della città, Marco Doria, e il governatore della Liguria, Claudio Burlando. Non bastasse la “rogna” massima delle responsabilità politiche sui ritardi nei lavori ai torrenti Bisagno e Fereggiano e il veleno dell’allarme mancato la sera dell’alluvione, spunta la grana della “rumenta”. Ossia della spazzatura, vecchio problema, incancrenito dalle emergenze provocate dal disastro del Bisagno. Tra pochissimi giorni non sarà più possibile utilizzare la discarica di Scarpino (sulle alture di Sestri Ponente) e i rifiuti prodotti a Genova e in 23 comuni litoranei e dell’entroterra dovranno prendere altre strade. Già, ma quali? E con quali costi?

Una prima risposta è arrivata. Per i prossimi quindici giorni i rifiuti di Genova e dei 23 comuni della provincia potranno essere conferiti nella discarica di Torino. Ad una condizione: che il trasporto avvenga di notte. Il sito torinese lavora 24 ore su 24 e occorre evitare interferenze con i conferimenti locali. L’accordo fra Liguria e Piemonte varrà soltanto quindici giorni perché si calcola che dopo di allora si sarà raggiunto il limite di stoccaggio previsto negli accordi tra le due regioni. I rifiuti prodotti dall’alluvione (oltre 20 tonnellate, accumulati in piazzale Kennedy alla foce del Bisagno) potranno invece essere conferiti alla discarica di Scarpino. E’ questo il risultato dell’accordo raggiunto fra i presidenti della Liguria, Burlando, e del Piemonte, Chiamparino. Ulteriori intese dovranno essere perfezionate nella fase post-emergenza.

Il sindaco Marco Doria aveva denunciato “un ulteriore emergenza ambientale” in una lettera al prefetto Fiamma Spena e aveva sollecitato il governatore Claudio Burlando a muoversi per trovare siti di stoccaggio alternativi alla discarica di Scarpino, colma fino all’orlo e afflitta dal grave problema del percolato che filtra minacciando di raggiungere i torrenti. Burlando aveva risposto a Doria attraverso un comunicato, ricordandogli che “in relazione alla possibile emergenza rifiuti… le precedenti note del Comune non erano rimaste inevase, ma avevano già ricevuto risposta”. Doria viceversa aveva lamentato il silenzio di Burlando. Il quale sottolineava che “le disponibilità dei gestori degli impianti di smaltimento delle Province del Piemonte sono sempre state tali da far fronte al flusso dei rifiuti, e che, tuttavia, a fronte delle difficoltà organizzative a portare i rifiuti in più impianti manifestate da Amiu, sono stati presi accordi per concentrare tutta l’attività di smaltimento su un unico impianto, quello di Torino, per rendere più semplice la logistica dell’operazione per le prossime settimane”. Il comunicato della Regione Liguria proseguiva: “Di questa disponibilità, oltre al sindaco Doria, sono stati informati tutti i sindaci del comprensorio che usano la discarica di Scarpino, comprensibilmente allarmati, e la stessa azienda Amiu. La disponibilità ad accogliere rifiuti è immediata e per l’intera volumetria necessaria. Naturalmente dopo la prima fase di emergenza, dovranno essere definiti accordi precisi sui conferimenti e la loro durata. A questo proposito la Regione Liguria ha anche riattivato i rapporti con Lombardia ed Emilia, ove fosse necessaria nel medio periodo una loro collaborazione. Naturalmente la Regione Liguria auspica che i siti sul nostro territorio possano dotarsi degli impianti che consentano al più presto di operare nel pieno rispetto delle norme”.

In passato Emilia e Lombardia avevano già opposto un rifiuto alle richieste della Liguria. Burlando ha già riavviato contatti con i governatori Errani e Maroni . Cambieranno idea? E in cambio di cosa? Denaro, è ovvio. E chi pagherà i costi extra? I genovesi, con aggravi sulle bollette, probabilmente. Il governatore auspica che i comuni, Genova in testa, superino l’impasse delle discariche “a tappo”. E che “le rendano conformi ai dispositivi della legge”. In caso di mancato adeguamento delle discariche liguri alle norme ambientali europee potrebbero fioccare multe milionarie.

Da tempo Scarpino è vicina al collasso, ingolfata dalle tonnellate di rifiuti che vi confluiscono ogni giorno da Genova e da altri 23 comuni. Insidiata dalla minaccia del percolato, i liquidi che filtrano nel sottosuolo attraverso il bacino di raccolta dei rifiuti e possono inquinare rivi i torrenti. Minaccia reale, aggravata dal fatto che la magistratura (che ha aperto un’inchiesta sulla filiera dei rifiuti in Liguria con cinque indagati) ha scoperto che a Scarpino erano stati scaricati anche rifiuti pericolosi. A maggio la Provincia aveva messo in mora il Comune di Genova ingiungendogli di provvedere entro ottobre a isolare il bacino di raccolta dei rifiuti di Scarpino impedendo il filtraggio del percolato. Ad agosto la Regione aveva varato una legge-ponte che spostava di un anno l’obbligo di rendere le discariche conformi alle norme antinquinamento, che prevedono tra l’altro di separare i rifiuti organici. A Genova la raccolta è cominciata da poche settimane e solamente in alcuni quartieri. A settembre il ministero dell’Ambiente chiese di ritirare la leggina salva-discariche, minacciando in caso contrario di impugnare il provvedimento. L’alluvione ha rinviato l’atto formale che cancellerà la legge (già assunto in giunta) che sarà adottato dal consiglio regionale alla prima seduta.