La briccola è entrata sfondando il vetro, dritta, a pochi centimetri dal viso dei passeggeri. Il palo di 16 metri e 40 centimetri di diametro (uno di quelli che puntellano la laguna per indicare il tragitto e per l’attracco delle imbarcazioni), colpito dal vaporetto in retromarcia l’ha sventrato. Nessun morto venerdì nel primo pomeriggio sulla linea 4.2 del trasporto pubblico veneziano che stava lasciando la fermata di «Palanca», ma ci sono stati sette feriti (la più grave è una signora veneziana di 54 anni) e pilota e marinaio sono sotto choc. La tragedia, che ora è al vaglio della capitaneria di porto, sembrerebbe connessa a un problema tecnico del mezzo. “L’incidente sembra collegato a un guasto dell’invertitore del motore”, spiega l’ammiraglio Tiberio Piattelli, comandante della Capitaneria di Porto di Venezia. “Ovviamente sarà tutto da stabilire in sede di indagine ma dai primi rilievi è emerso il problema tecnico. La retromarcia è rimasta inserita anche quando il comandante sarebbe voluto ripartire. Il motore avrebbe continuato a spingere il vaporetto verso la chiatta e la briccola, colpita, avrebbe sfondato il vetro. Ma queste sono solo le prime ricostruzioni”.

Nessun errore umano, dunque. Ma un mezzo che, al momento di partire, rimane inchiodato in retromarcia. Un mezzo come tanti altri, nel «parco macchine» di Actv, l’azienda dei trasporti. Che però aveva superato i controlli l’8 agosto scorso, con tanto di certificati Mp12 (un controllo accurato che arriva teoricamente fino allo smontaggio del motore). Evidentemente non è bastato. I mezzi spesso sono vecchi e, come per le automobili, dopo un po’ i guasti diventano più frequenti. “Ringiovanire il parco macchine in questo momento è impossibile”, dice Giovanni Seno, ad di Avm, la holding della mobilità. “Abbiamo risanato un’azienda con un buco di 13 milioni di euro e i soldi non ci sono. Non si è fatto quando c’erano, farlo ora è impensabile”. Il costo per il rinnovo di un solo mezzo viaggia intorno agli 800-900mila euro. “In più manca un’analisi accurata dei flussi per capire quali sarebbero i mezzi più urgenti da sostituire”, spiega Seno.

Chi però i vaporetti li guida, la pensa diversamente. Tant’è che i piloti hanno chiesto più volte di investire nelle manutenzioni. “La situazione è molto pericolosa e lo sanno tutti da tempo”, dice Giampietro Antonini dell’Usb. “Come sindacato abbiamo avviato su questo una procedura di raffreddamento in prefettura proprio poche settimane fa. I lavoratori ci dicono che le manutenzioni non vengono fatte come dovrebbero. Ma ci sono molte cose che non vanno. Se io, come pilota, segnalo un’avaria al sistema “totem”, quando risalgo a bordo vedo solo le mie, non quelle dei miei colleghi nei turni precedenti, quindi non ho un quadro completo. Non solo. Abbiamo detto più volte all’azienda che la manovra di retromarcia non è sicura per la visibilità, abbiamo chiesto anche di installare delle videocamere che permettessero di vedere dietro ma non c’è stata data risposta. Non c’è una causa sola per questo incidente, c’è un concorso di cause”.

Una manovra complicata, specialmente se il pontone, come avevano segnalato in mattinata alcuni piloti, creava difficoltà aggiuntive perché troppo sporgente. “C’è poi tutta una partita di segnalazioni “nuove” da verificare”, dice Antonini. “I piloti ci dicono che nei mezzi più recenti i guasti sono molto più frequenti. Non vorremmo che fosse legato alle problematiche economiche. Avendo pochi soldi si investe meno nei nuovi mezzi”. “La barca aveva fatto un altro controllo il 15 ottobre su segnalazione di un pilota”, ribatte Seno. “L’incidente non ha nulla a che vedere con la manutenzione. Di certo c’è una flotta che sta progressivamente invecchiando. Più guasti nei mezzi recenti? Non è proprio così. Ma è chiaro che l’invertitore è una parte sensibile del mezzo e determina più disagi. Dobbiamo comprare quello che offre il mercato”. Da inizio anno a fine luglio però c’erano state 151 avarie, la maggior parte tra Sant’Elena e l’isola di San Michele. Un numero così elevato che anche ad Actv era sembrato strano. Tant’è che in agosto avevano fatto un esposto in Procura per sabotaggio