Vi scrivo grazie a una fortunata fuga organizzata da Taormina Gourmet, che mi ha facilmente coinvolto in una delle sue giornate nella più sensuale isola del mondo. Arrivato in albergo, felice per qualche giorno di riposo in una fantastica estate ritrovata ed intrisa di profumi di zagara, gigli ed altre seducenti “aggressione olfattive”, ho chiesto al mio gentilissimo contatto, Daniela Corso, di dirmi dove sarei dovuto andare a cenare. Domanda fatta mille volte nella mia vita e sempre con la felice speranza da sabato del villaggio che puntualmente ci porta poi verso la malinconia domenicale. Alle volte la vita ti sorprende con una carezza, e così è stato. Per un cuoco mangiatore quale io sono, trovare piatti altrui entusiasmanti è cosa stordente e colma di gratitudine.

Luca Casablanca cela la sua maestria di grande “monsù” (anche sua madre lo era in case patrizie) sotto una pacatezza determinata dal tessuto della sua anima, e per il tempo della cena mi è stato maestro anche in questo. Ma è facile far intendere le proprie filosofie se prima fai bere al tuo ospite un 2013 Sp68 di Arianna Occhipinti che, come una sequenza di accordi fra Lennon e Mozart, ti predispone alla caponata più buona del mondo. Apprendendo la maestria di quelle mandorle, di quel torroncino e di quel   cioccolato che, in perfetta alchimia, ti chiariscono la possibilità della fusione a freddo di qualsiasi materia.

Chinar la testa è utile e rispettoso nei confronti di chi sa usare capperi e sedano che, alleati a delle svenevoli melanzane, ti elevano all’apprendimento filosofico. La cena poi ha continuato a sorprendermi in un continuo innamoramento con polpettine al finocchietto rifatte in salsa di pomodoro, stocco in insalata con cipolle, pomodori, e ancora tocchetti di sedano e altri magici tocchi. Ravioli alla menta e tagliatelle di farina di carrubo, busiate con aglio di Nubia e pomodoro mi hanno fatto perdere ogni ritegno, e solo la grandezza di un Etna Rosso 2008 dell’azienda Alice Bonaccorsi, servito vivaddio a temperatura ambiente e non con le raggelanti abitudini capaci di mascherare difetti e virtù, mi ha salvato dal voler imprudentemente assaggiare tutto il menù raccontato da una “carta” che dovrebbe fare impallidire tutti i “cuochi d’artificio”.

Per non indurvi al peccato di invidia la chiudo qui e permettetemi di dire ancora: Grazie, pazzi di questo mondo che cucinate, impastate, producete vini e coltivate grani ritrovati. Grazie perché è vostro il progetto per i prossimi mille anni di un mondo migliore, che sarà capace di farci diventare fratelli grazie a gente come voi, produttori di magie capaci di farci evolvere nelle sapienze affettive dei singoli e del pianeta intero. Il Diavolo, è certo, non sa cucinare. I suoi piatti sono appariscenti e insulsi manicaretti.

Ruberò a Luca e al suo sorridente figlio Alessio l’angelico gelo di limone sporcato di salsa di fragole. Sono certo che ne sarà felice. Perché chi trattiene una ricetta (cosa che Casablanca non ha fatto), consegnandomi le dosi 7-3-7-3, di succo del limone, acqua, e altro… oltre alla salsa di fragola, commette un crimine nei confronti della sua e dell’altrui anima. Questo ci hanno insegnato le madri con la loro capacità di responsabilità amorosa nel e del nutrire il mondo.

Io, capirete voi, non ve la posso dare ancora, non mi appartiene. E voi potrete, se vorrete, sorprendervi in questo paradiso terrestre venendo e cercare l’unica chiocciola di Taormina. Annusare l’aria sarà sufficiente per rintracciare qui i mille paradisi possibili. Io spesso non credo in Dio, ma Lui ogni tanto si manifesta e la mia conversione è immediata e duratura. Viva la vita.

Parte la dodicesima serie de ‘Il vocabolario in cucina’. Non perdetevela