Un business da 14 miliardi di euro e sequestri per frodi e contraffazioni che, in sette anni, sono aumentati del 277%. Sono i numeri relativi alle agromafie resi noti da Coldiretti e presentati al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio. Dal cibo ai terreni agricoli, dai ristoranti all’autotrasporto, il business dell’agromafia prospera nel tessuto economico indebolito dalla crisi, sottolinea la confederazione delle imprese agricole. L’agricoltura rimane uno dei settori in cui è facile assoldare personale disposto a lavorare in nero. Secondo l’indagine di Coldiretti sul “prezzo dell’illegalità”, il 61% dei disoccupati è disposto ad accettare un posto di lavoro in un’attività dove la criminalità organizzata ha investito per riciclare il denaro. E l’8% è pronto anche a commettere reati.

“Le agromafie si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta”, osserva Coldiretti. L’organizzazione fa notare che le illegalità nel settore agricolo “compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio made in Italy“.

La crisi economica aumenta la probabilità che sulle nostre tavole si trovino prodotti frutto di frodi. Dal 2008 al 2014 è cresciuto del 277% il valore di cibi e bevande sequestrate perché adulterate, contraffate o falsificate. Nei primi nove mesi del 2014 sono stati sequestrati beni e prodotti per un valore di 318,7 milioni di euro: soprattutto carne (29%), farine, pane e pasta (16%), latte e derivati (12%) e prodotti ittici (9%).