Oro colato - Edoardo AlbinatiCome provo gratitudine verso chi, pescando nell’immenso mare della poesia mi fa conoscere un sonetto, un’elegia, un verso che valga la pena ricopiare e attaccare davanti alla scrivania, così sono grata a Edoardo Albinati. Nel suo libro appena uscito, Oro colato, otto lezioni sulla materia della scrittura (Fandango 2014) porta alla luce i meccanismi (connessi con la tecnica), i rituali (legati a qualcosa di più profondo e misterioso), i pericoli, i trucchi ora perversi, ora ingenui messi in atto da un essere umano che si accinge alla scrittura. E finalmente capisco perché certi libri mi fanno perdere la testa e altri mi fanno solo perdere tempo.

Ma non è solo della scrittura che si parla. Questo è un libro sulla letteratura intesa come rapporto, movimento, tra colui che scrive e colui che legge: ed è dunque anche un grande tributo al lettore, un tentativo di farci riflettere sulle ragioni di certe passioni o antipatie letterarie.

Oro colato nasce da una serie di incontri che Edoardo Albinati ha tenuto gratuitamente alla II Università di Roma tra novembre 2011 e febbraio 2012 e hanno il tono diretto e aperto del confronto con un uditorio vivo e attento. Riluce dalle righe la generosità di chi sta in guardia contro ogni luogo comune, teso come una corda per evitare la noia, con piena fiducia nell’intelligenza dell’uditorio. Come scrive l’autore nella prefazione, l’esito di qualsivoglia ben riuscita lezione è “l’emozione particolare dell’apprendimento di un concetto nuovo”. Oro colato è pieno di emozioni di questo tipo, sorrette da una lingua estremamente sorvegliata, sempre lucida, mai meccanica, settoriale o furba. Sono certa che se scrivesse delle equazioni funzionali Edoardo Albinati riuscirebbe a renderle animate ed emozionanti anche per una come me di scarse conoscenze matematiche (di cui mi rammarico).

Leggendolo, provavo una vertigine; la sensazione di essere portata con semplicità nelle profondità ctonie e minacciose della creazione (che appena pronunciate sembrano dissolversi) e poi improvvisamente riportata in superficie alla luce accecante del sole, tra concetti e idee più facilmente dispiegabili e duraturi. A volte, avevo la sensazione che Edoardo Albinati fosse come Don Chisciotte (personaggio che ricorre nel libro) deciso ad abbattere quei fantasmi imprendibili che sono i luoghi comuni che infestano la letteratura. Dopo averli stanati uno per uno li smaschera con il disincanto di chi sa che resteranno indisturbati al loro posto.

Oro colato custodisce preziosi aneddoti e paradossi, mai gratuiti, tesi a esporre un’idea, a chiarire un pensiero: Tolstoj che ara il suo campo mentre Anatole France lo aspetta paziente, o il critico George Steiner che finalmente scopre quale sia la sua lingua madre; gli esempi tratti da film, poesie, romanzi, racconti, opere teatrali e poemi epici sono calzanti e divertenti. L’autore spazia liberamente nei campi più disparati senza perdere mai di vista l’obiettivo che si è dato: raccontare la scrittura, raccontare la lettura. Si imparano, insomma, molte cose e soprattutto alla fine si ha la sensazione di essere un po’ meno stupidi (naturalmente per un narratore è un pozzo infinito di spunti, riflessioni, accorgimenti da seguire).

Le conclusioni a cui Edoardo Albinati giunge sono espressione chiara di una percezione che ho sempre avuto solo confusamente: ho provato e riprovato a citarle qui; ma estrapolare una pagina da questo testo vivo, guizzante e multiforme è impossibile, si rischia immediatamente di avvilirlo e trasformarlo in qualcosa che non è, dunque rinuncio. Posso dire però cosa sia l’ “oro colato” a cui si riferisce il titolo. E’ l’opera letteraria che, nata in un mondo che “esalta freneticamente il nome, la firma, la marca, il logo, la creatività, l’individualità”, risplende invece del suo anonimato e “riluce della pura materia linguistica di cui è composta”.