Decine di cittadini italiani“, di origine prevalentemente maghrebina, combattono tra le fila dell’Isis. E’ il risultato di una serie d’interviste condotte da Aki (Adn Kronos International) a comandanti delle forze armate ribelli islamiste in Siria. Un dato che solleva nuovamente il problema dei foreign fighters coinvolti nella guerra tra l’Isis e le forze di coalizione occidentali. Questi uomini, oltre ad appoggiare la politica sanguinaria dei fedeli all’autoproclamato califfato, rappresentano una minaccia anche per i paesi d’origine dove, dopo mesi di prima linea, torneranno per formare cellule distaccate che potrebbero compiere attentati in Occidente. Intanto, Al Qaeda nella Penisola Arabica, con base in Yemen, invita tutti i sostenitori ad appoggiare la causa dell’Isis: “Lottiamo insieme per combattere gli americani”. 

“La presenza di italiani tra i miliziani dello Stato Islamico è certa – dichiara Fares Tammo, coordinatore generale del Consiglio rivoluzionario curdo (ala militare di opposizione al regime siriano) -Tutto ciò che sappiamo per certo sono i numeri, ma non abbiamo accesso a nessun nome”. Tammo sostiene che quello che sta dicendo è un fatto documentato e disegna anche un profilo dei combattenti provenienti dall’Italia e fedeli al califfo, Abu Bakr al-Baghdadi: “Arrivano già indottrinati dal primo giorno – dice il coordinatore -, quindi hanno solo bisogno di imparare a usare le armi”, pratica di cui non hanno alcuna esperienza. Questa formazione, però, dura solo 2 o 3 settimane, poi i giovani combattenti vengono mandati in prima linea. Una rivelazione importante che, se confermata, alimenterebbe i timori della presenza ancora viva di luoghi d’indottrinamento secondo ideali estremisti presenti nel territorio italiano e fuori dal controllo di istituzioni e forze dell’ordine.

Il profilo dei combattenti che partono dal nostro Paese è quello di soggetti con doppio passaporto e, nella maggior parte dei casi, di origine marocchina, libica o algerina. Hanno una scarsa conoscenza dell’Islam perché hanno ricevuto un insegnamento improntato esclusivamente all’indottrinamento estremista, scarsa capacità nell’uso delle armi ma con un grande entusiasmo per la “causa” per la quale combattono. 

A confermare le dichiarazioni di Tammo arrivano anche quelle di Saber Bashar, ufficiale di collegamento tra le forze dell’Esercito siriano libero di stanza in Siria e quello operante in territorio turco: “Ho incontrato almeno tre italiani in circostanze diverse – racconta – che si erano arruolati con il movimento Ahrar al-Sham (un gruppo islamista che ha l’obiettivo di sostituire l’attuale regime siriano con uno Stato islamico ma che non condivide gli ideali dell’Isis, con il quale è entrato in conflitto, ndr) e che erano di origine nordafricana, uno forse somalo o marocchino del sud, in quanto di colore”. Tutti, spiega Bashar, erano in possesso dei loro documenti ufficiali, nessuno gli aveva chiesto di liberarsene e, in generale, tenevano comportamenti irresponsabili: “Uno di loro, sui vent’anni, algerino, come avevamo capito dalla parlata, era sempre nervoso e diceva che non voleva tornare e che se fosse stato costretto sarebbe tornato nel suo Paese e non in Europa”. Uno stato di esaltazione che ha portato molti di loro a staccarsi dai “moderati” ed entrare tra le fila dello Stato Islamico: “Il movimento gli passava vitto, alloggio e 200-300 dollari al mese – continua il membro dell’Esl -, ma il loro obiettivo non sono i soldi. Loro vogliono combattere, sono entusiasti di farlo, e molti di loro sono passati con l’Isis o con il Fronte al-Nusra che, da questo punto di vista, li corteggia molto di più”. 

Al Qaeda in Yemen: “Insieme per combattere gli Usa”
A sostenere la causa dei fedeli al califfo al-Baghdadi arrivano anche i membri di Al Qaeda nella Penisola Arabica con base in Yemen che rinnovano l’invito a collaborare con lo Stato Islamico: è vietato “partecipare ai combattimenti contro” l’Isis, ovvero ai raid della coalizione internazionale voluta da Barack Obama e della quale fanno parte anche Paesi arabi. In un comunicato pubblicato sui forum jihadisti, la cellula di Al Qaeda ”chiede a tutti i combattenti di mettere da parte le loro differenze e gli scontri interni alle fazioni e unirsi contro i crociati che colpiscono tutti”.

Una vera e propria dichiarazione di guerra che, se accolta anche dall’Isis, andrebbe a rafforzare decisamente il fronte anti-occidentale, con centinaia di combattenti sparsi per tutto il Medio Oriente e non solo pronti a raggiungere i loro “fratelli” in Siria e Iraq“Chiediamo anche a tutti i musulmani di sostenere i loro fratelli, con le loro anime, soldi e parole contro i crociati – recita il comunicato qaedista – Chiunque possa indebolire gli americani lo faccia militarmente, economicamente e attraverso i media”. Quella contro lo Stato Islamico, continua il gruppo terrorista, “è una campagna contro l’Islam” che vede insieme “crociati, majus (termine usato per indicare gli iraniani, ndr) e i loro leader apostati traditori”.