Nel giorno in cui scadeva l’ultimatum dei guerriglieri sono stati liberati i due ostaggi tedeschi, un uomo di 73 anni e una donna di 55, rapiti dai guerriglieri islamici di Abu Sayyaf nelle Filippine. A dare la notizia è il Dipartimento per gli Affari Politici delle Nazioni Unite (Dpa), citando la radio locale di Zambaonga. Uno dei leader del gruppo armato, Abu Rami, parlando all’emittente ha dichiarato che la liberazione è avvenuta dietro il pagamento di un riscatto pari a 5,6 milioni di euro, smentendo così le ultime notizie diffuse sempre dal Dpa riguardo a un blitz dell’esercito filippino volto a liberare gli ostaggi, dopo la scadenza dell’ultimatum fissato per le 15.

Quella di venerdì è stata una giornata ad alta tensione per le forze dell’ordine filippine e i familiari dei due sequestrati, con le notizie e le successive smentite che si sono inseguite dalla mattinata. I primi a parlare sono stati i terroristi che, ricordando la scadenza dell’ultimatum per le 15 di venerdì, si sono resi disponibili a una proroga del limite di tempo massimo se fosse stato garantito loro l’imminente pagamento del riscatto. “Se non riceviamo nessuna telefonata, l’uomo verrà giustiziato”, ha dichiarato il portavoce del gruppo alla radio locale. Il delegato tedesco presente sul posto insieme a un’unità di crisi ha sempre smentito la possibilità di contrattare con il gruppo islamista, anche dopo il video diffuso dal movimento, mercoledì, in cui il medico rapito si appellava al suo governo dicendo: “Mi uccideranno venerdì. Hanno scavato una fosse di tre metri e mi hanno detto che è per me”.

Nella giornata di venerdì, però, la Dpa annuncia un’operazione delle forze miliari filippine per liberare i due ostaggi: “Hanno formato un battaglione”, ha raccontato una fonte dell’esercito, secondo la quale si penserebbe “a una sorta di azione di salvataggio“. Poche ore dopo, però, l’annuncio della liberazione da parte del gruppo armato che parla di un riscatto di 5,6 milioni di euro. Anche la polizia di Manila conferma la liberazione: “Sono al sicuro in una base militare”, ha spiegato Roberto Fajardo, capo del gruppo che si occupa di sequestri della polizia locale, senza però fornire ulteriori informazioni sulle dinamiche della liberazione.