Una discarica abusiva con rifiuti tossico-nocivi in riva al fiume Brenta. E’ quanto denunciato con un esposto da alcuni consiglieri del Movimento 5 stelle a Cartigliano, in provincia di Vicenza, con il sostegno di un gruppo di parlamentari (Girotto, Cappelletti, Benedetti, Da Villa, Cozzolino, Brugnerotto). L’atto è stato presentato all’Agenzia regionale per l’ambiente per chiedere spiegazioni su due aree che, dicono, sarebbero “fortemente inquinate”: “Una prima area appare come una vera e propria discarica abusiva di rifiuti tossico-nocivi di origine industriale, riferibili all’industria della concia. La seconda area, limitrofa alla discarica abusiva, presenta invece evidenti tracce di sedimi e residui di fanghi, contenenti metalli pericolosi”. 

A raccontarlo è il consigliere comunale Loris Mazzetti“Ci hanno segnalato lo strano fenomeno alcuni abitanti: in mezzo alla vegetazione si formavano delle chiazze di colore azzurro e marrone. Abbiamo fatto fare delle analisi che hanno evidenziato la presenza di una serie di metalli pesanti”. I 5 stelle vicentini hanno poi chiesto all’Arpav di fare delle analisi più approfondite. Ora si è in attesa dei risultati ma tutti gli indizi puntano verso una conceria attiva in zona fino alla fine degli anni ’90. La discarica di Cartigliano è a 2-300 metri dal Brenta ed in una zona delicatissima di ricarica delle falde acquifere”, racconta Zanetti, mentre il senatore M5S Enrico Cappelletti aggiunge: “La Terra dei Fuochi noi ce l’abbiamo in casa, non serve andare in Campania”. 

Quello di Cartigliano, se confermato, non sarebbe un caso isolato. Nell’area a nord di Vicenza – secondo una recente denuncia di Legambiente – sono state scoperte ben 43 vecchie discariche, e 13 siti si sono rivelati talmente pericolosi da spingere i comuni interessati ad aprire una serie di convenzioni per assicurare un costante monitoraggio per scongiurare eventuali disastri ambientali. La Regione Veneto, il Magistrato alle acque e la Guardia di finanza avevano promosso in passato una campagna di monitoraggio satellitare delle discariche prima nella provincia di Venezia e poi in tutta la campagna veneta. Purtroppo l’operazione, secondo la Procura, è risultata «inquinata» dalla cricca del Mose in quanto pilotata grazie al Consorzio Venezia Nuova verso una ditta risalente al dirigente Fabio Fior, poi arrestatoIl monitoraggio, sospeso nel 2010, aveva comunque evidenziato una situazione inquietante: dei 600 siti ritenuti a rischio furono 165 quelli indagati, 37 le indagini concluse e in 19 di questi siti è stata riscontrata la presenza di rifiuti potenzialmente inquinanti.