Direttamente dal Festival Internazionale del Film di Roma una delle prime proiezioni, il doc su Gino Bartali ‘My Italian Secret’. Ma è anche tempo di tante nuove uscite al cinema, tra le quali il francese ‘La moglie del cuoco’, il ritorno di Salemme con ‘E fuori nevica’ e la rivelazione indie con Mark Ruffalo ‘Tutto può cambiare’

Con le deportazioni tedesche l’80% degli ebrei europei è stato sterminato mentre l’80% di quelli italiani è sopravvissuto salvandosi grazie ai nascondigli e ai rischiosissimi aiuti di tanti dissidenti dal genocidio. Parte da questo dato storico My Italian Secret – Gli eroi dimenticati, il documentario di Oren Jacoby, evento speciale del Festival Internazionale del Film di Roma. La ricerca ha portato il regista a testimonianze come quella del figlio di Gino Bartali. Colpiscono frame di docufiction con un giovane Ginettaccio in sella alla sua Legnano alternate ai racconti delle suore nei conventi dove il campione portava in segreto documenti falsi arrotolati nel telaio. Paralleli a questo le storie sul dottor Borromeo, primario romano che inventò il Morbo di K per isolare gli ebrei nascosti ai tedeschi nell’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina, e quelle di uomini e donne tornati sui luoghi del passato tra Umbria, Calabria, Toscana e Marche. Commovente da render orgogliosi per una volta di quel vergognoso passato, viene presentato nel giorno della commemorazione del rastrellamento del Ghetto di Roma. La traduzione registica porta con sé una caratteristica che è insieme pregio e difetto dell’opera: le ricostruzioni palesemente finzionali, il linguaggio didascalico, la ritmica del montaggio, i 92 minuti divisibili anche in due parti e la sua alta qualità divulgativa ne fanno un’opera necessaria seppur più televisiva che cinematografica.

Dal serio al faceto, se questo 16 ottobre segna l’apertura del Festival, sono tante le uscite al cinema ad accompagnarlo. Sembrerebbe un film da primo appuntamento Tutto può cambiare, il ritorno di John Carney alla regia. Per lui un arruffato e irresistibile Mark Ruffalo è un discografico squattrinato che con la talentuosa e anticonformista Greta forma una band incidendo un album in giro per New York. Scene sui tetti di beatlesiana memoria o chitarre in spalla tra vicoli e barchette a Central Park sono un nuovo omaggio alla Grande Mela. Le sorprese sono molte, e tutte positive. Dallo script lontano da melensi finali alla protagonista Keira Knightley, che dopo le consacrazioni dei kolassal nell’immergersi in questo film indipendente (Sycamore Pictures) tira fuori le stesse qualità della sua Greta. Denso di buona musica e performance non solo per Adam Levine dei Maroon 5.

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Tutto può cambiare anche nella vita. Come il lavoro, o il marito forse. La moglie del cuoco è il solito intelligente e ben calibrato pizzico di Francia a non stonar mai sul nostro grande schermo. O quasi. Karin Viard è Marithé, formatrice in un centro di avviamento al lavoro dalla vita piatta. Sarà la sua nuova utente, l’agiata Carole di Emmanuelle Devos, moglie del rinomato chef dal physique du rôle Roschdy Zem a deviarne le scelte scoprendone le debolezze e complicando il loro rapporto professionale. Con realismo e intelligenza la commedia in punta di fioretto di Anne La Ny tocca temi attuali e sfaccettati come il cambio di lavoro, le relazioni fedifraghe e le amicizie interessate mantenendo un rigore morbido nel narrare. Si lascia guardare tra gli effluvi dei manicaretti del cuoco, i round alterni tra le due donne e qualche risata. Buon film venato di piccole amarezze, con personaggi complessi e altalenanti che nel bene o nel male non conquistano del tutto ma faranno riflettere e chiacchierare all’uscita.

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Da un triangolo amoroso si passa a un triangolo tra fratelli. Vincenzo Salemme rimette insieme il cast che lo impose in teatro venti anni fa con E fuori nevica, oggi film. Salemme è un attempato Peter Pan che canticchia sulle navi da crociera ricordandoci qualcuno. Dopo la morte della madre torna a Napoli per sistemare l’eredità con Carlo Buccirosso, fratello nevrotico senza lavoro e dalla misteriosa fidanzata telefonica e l’instabile pazzariello di casa Nando Paone. Sketch continui, molti davvero forti, taglio teatrale, buoni sentimenti familiari, e un Paone esplosivo cannone comico potevano farne un buon cinepanettone. Ma a ottobre è fresco lo stesso e non ancora scaduto.

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